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Fotocamera smartphone: perché i laser possono rovinare il sensore

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Basta un attimo durante un concerto perché un fascio di luce colorata attraversi l’obiettivo proprio mentre si registra il ritornello più atteso. In certe condizioni un laser che colpisce direttamente la fotocamera dello smartphone può danneggiare il sensore fotografico in modo serio. Le conseguenze vanno da punti colorati e linee anomale fino, nei casi peggiori, a una parte della fotocamera resa del tutto inutilizzabile.

Il fenomeno non è affatto nuovo, ma la crescente diffusione di sistemi LiDAR e di sorgenti laser in automobili, spettacoli ed eventi lo ha reso decisamente più attuale. Apple stessa, nella documentazione dedicata all’utilizzo degli iPhone, avverte che esporre la fotocamera a laser particolarmente potenti può rovinare il sensore d’immagine anche quando l’app Fotocamera non è attiva. E una volta prodotto, il danno permanente non si cancella più.

Perché un fascio laser può compromettere il sensore

Tutto parte dal modo in cui lavora l’ottica di un telefono. Quando un raggio laser entra nell’obiettivo, le lenti possono concentrarne l’energia su un’area minuscola del sensore. Quest’ultimo è composto da milioni di elementi fotosensibili pensati per raccogliere la luce, componenti che però diventano fragili davanti a tanta energia racchiusa in uno spazio così ridotto.

Secondo le spiegazioni dell’International Laser Display Association (ILDA), quando il fascio viene focalizzato dal sistema ottico della fotocamera può provocare un rapido aumento della temperatura di alcuni pixel. Il risultato è un danno permanente di natura fisica. Gli effetti non sempre si notano subito. Possono comparire punti rosa, verdi o bianchi, pixel che restano sempre accesi, linee verticali o orizzontali oppure intere zone del sensore fotografico che smettono di rispondere correttamente. Gli stessi difetti si ritroveranno poi in tutte le foto e in tutti i video registrati in seguito.

Concerti e auto con LiDAR, gli scenari più delicati

I concerti restano tra le situazioni da tenere più d’occhio. Gli spettacoli dal vivo usano spesso laser ad alta intensità che si muovono velocemente nello spazio e basta che uno di questi raggi attraversi l’obiettivo nel momento sbagliato perché il sensore riceva una dose di energia molto concentrata. Il rischio dipende da diversi fattori come potenza del laser, distanza, durata dell’esposizione, lunghezza d’onda e tipo di ottica. Alcuni obiettivi poi potrebbero essere più esposti di altri. Il teleobiettivo, per esempio, sfrutta un sistema ottico progettato per concentrare la luce che arriva da una porzione ridotta della scena e in determinate circostanze questo potrebbe aumentare l’energia che finisce sul sensore. La soluzione più semplice è evitare di puntare il telefono verso un fascio intenso, soprattutto quando i raggi vengono proiettati verso il pubblico o vicino alla zona da cui si sta riprendendo.

Il discorso però non si ferma ai palchi. Alcuni veicoli moderni montano sistemi LiDAR che impiegano impulsi laser per misurare la distanza dagli oggetti circostanti e ricostruire una rappresentazione tridimensionale dell’ambiente. In passato sono stati segnalati casi di videocamere e smartphone che, puntati direttamente verso questi dispositivi, hanno mostrato anomalie sul sensore. Volvo, ad esempio, segnala nella propria documentazione che alcune apparecchiature fotografiche potrebbero subire danni se rivolte direttamente verso i sensori LiDAR delle sue auto. Fotografare un’automobile dotata di questa tecnologia non significa rovinare automaticamente il proprio telefono, perché devono coincidere diverse condizioni come direzione del fascio, distanza e caratteristiche dell’ottica. Il pericolo, tuttavia, non è soltanto teorico.

Non tutti i laser sono uguali e come difendere la fotocamera

Chi possiede un normale puntatore laser può stare abbastanza tranquillo. I dispositivi a bassa potenza autorizzati per l’uso quotidiano sono molto meno pericolosi dei sistemi impiegati negli spettacoli professionali o di certi laser industriali. Secondo ILDA un puntatore legale da circa 5 mW usato a distanza normale difficilmente ha energia sufficiente per danneggiare in modo permanente il sensore di uno smartphone. Tutt’altra storia con i laser più potenti. Una ricerca pubblicata nel 2017 sulla rivista Optical Engineering ha evidenziato differenze tra laser continui e laser pulsati. I primi tendono a causare alterazioni piuttosto circoscritte, mentre i fasci pulsati ad alta potenza possono generare pixel sempre luminosi o arrivare a compromettere intere righe e colonne del sensore.

Nessuna funzione software è in grado di schermare fisicamente la fotocamera dello smartphone dall’energia concentrata di un laser. La precauzione più efficace resta quindi non puntare l’obiettivo verso sorgenti intense. Durante i concerti può essere utile limitare le riprese nei momenti in cui entrano in scena gli effetti più potenti ed è meglio non avvicinare di proposito il telefono ai sensori LiDAR di auto o macchinari industriali per vedere come funzionano. Se dopo un’esposizione compaiono all’improvviso punti colorati o linee che restano sempre nella stessa posizione in ogni immagine, il problema potrebbe riguardare direttamente il sensore. In caso di vero danno fisico, né un aggiornamento software né il ripristino del telefono saranno sufficienti a risolverlo.

Fonte: TecnoAndroid

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