La Ford Mustang GT è uno di quei casi in cui basta davvero poco per sfiorare la perfezione, eppure quel poco pesa come un macigno. Parliamo di un’auto che sulla carta ha tutto quello che un appassionato potrebbe desiderare, ma che inciampa proprio dove non te lo aspetti. Il problema non è la potenza, non è la qualità degli interni e nemmeno il comfort di guida. È qualcosa di più sottile, qualcosa che tocca direttamente il legame tra chi guida e la macchina.
Le auto sportive moderne sono diventate incredibilmente capaci. Offrono prestazioni da supercar a una frazione del prezzo, ma nella corsa ai numeri molte hanno perso quel coinvolgimento che le rendeva speciali. E qui entra in gioco questa coupé americana con il suo bel V8 aspirato, che prova a tenere insieme due mondi che sembrano sempre più distanti.
Cosa rende speciale la Mustang GT e dove inciampa
Sotto il cofano della Mustang GT 2026 c’è un 5.0 litri aspirato che sviluppa 486 cavalli e 418 libbre piede di coppia, con uno scarico sportivo che ritocca leggermente quei numeri verso l’alto. Tutta la potenza va alle ruote posteriori e di serie arriva un cambio manuale a sei rapporti, anche se chi preferisce può optare per l’automatico a dieci marce. Lo scatto da 0 a 100 chilometri orari si chiude in 3,7 secondi e la velocità massima è limitata a circa 250 chilometri orari.
Su tanti fronti la Mustang è la sportiva pensata per gli appassionati. È velocissima in partenza, ha un buon comportamento in curva e il suono del V8 che sale di giri è semplicemente meraviglioso. Però c’è quel difetto fatale, ed è lo sterzo. Preciso, certo, anche affilato, ma talmente anestetizzato da non restituire praticamente nulla. Il feedback è quasi inesistente, e questo ti toglie quella fiducia che dovresti sentire quando spingi la macchina al limite. Ford ha trasformato la sua muscle car in qualcosa capace di girare seriamente in pista, ma proprio lo sterzo la rende molto meno appagante di quanto potrebbe essere da dietro al volante.
Un rapporto qualità prezzo difficile da battere
Al di là dei numeri puri, la Mustang GT offre un valore davvero notevole. In un periodo in cui i listini lievitano senza sosta, resta relativamente accessibile e regala molto più di quanto chiedano la maggior parte delle rivali. La versione GT parte da circa 43.000 euro, mentre la GT Premium si attesta sui 47.000 euro. Cifre alle quali poche sportive riescono a offrire un pacchetto altrettanto completo.
I concorrenti più vicini, in questa fascia, sono la Nissan Z e la BMW 230i. La Supra usciva dal discorso da quando ha perso la motorizzazione quattro cilindri, visto che ora si parte da circa 55.000 euro. L’unico optional davvero consigliato è il pacchetto GT Performance, che costa circa 4.600 euro in più ma aggiunge pinze Brembo, un differenziale Torsen con rapporto 3.73 e qualche dettaglio estetico niente male, cerchi da 19 pollici compresi. L’abitacolo, poi, ha fatto passi da gigante rispetto al passato, con tanta dotazione di serie tra comfort e tecnologia.
Quella Camaro che faceva tutto giusto e ora non c’è più
Insistere così tanto su un dettaglio che sembra minore ha una ragione precisa, ed è quanto la Mustang arrivi vicina alla perfezione. Per decenni le auto americane sono state considerate buone solo in rettilineo, mentre la GT ci va davvero vicino anche tra le curve. Quello che molti non sanno è che un’altra americana quel risultato lo aveva centrato, e quell’auto era la Chevrolet Camaro.
La Camaro 1SS, prima versione della gamma a montare il V8 da 6.2 litri, sarebbe costata più o meno quanto la Mustang GT se fosse rimasta in produzione. Nel 2024, ultimo anno prima dell’addio, partiva da circa 40.000 euro. Sulla carta sembrava meno impressionante, con 455 cavalli e 455 libbre piede di coppia e uno 0 a 100 in 3,9 secondi, ma di fatto era una sportiva più completa.
L’ultima Camaro è una delle auto più sottovalutate di sempre. Equilibrio perfetto tra comfort e tenuta, uno sterzo molto più comunicativo e quella combinazione tra il V8 da 6.2 litri e il cambio manuale che era pura poesia. Con il pacchetto 1LE Track Performance diventava ancora migliore, grazie allo scarico bimodale, al differenziale a slittamento limitato e a un assetto vicinissimo alla perfezione. In quasi ogni parametro, era quanto di più vicino a una vera sportiva l’America abbia mai prodotto.