Circa 12,1 milioni di contratti di finanziamento auto stipulati nel Regno Unito tra il 2007 e il 2024 sono al centro di uno dei più grandi scandali finanziari legati al settore automotive. La questione dei finanziamenti auto truccati è ormai arrivata a un punto di svolta: la Financial Conduct Authority (FCA), l’autorità di vigilanza finanziaria britannica, ha confermato il piano definitivo per risarcire gli automobilisti coinvolti. Il rimborso medio stimato è di circa 830 sterline, che tradotto in euro fa all’incirca 950 euro per ciascun contratto. Moltiplicando tutto per il numero di contratti ammissibili, si arriva a un totale di 7,5 miliardi di sterline, ovvero circa 8,6 miliardi di euro che banche e istituti di credito dovranno restituire ai clienti.
Il meccanismo alla base dei finanziamenti auto truccati era piuttosto subdolo. Le finanziarie pagavano commissioni nascoste ai concessionari, proporzionali al tasso di interesse applicato al cliente finale. Più il tasso era alto, più la commissione cresceva. Il problema serio è che i clienti non sapevano nulla di questo accordo. Non avevano modo di capire se le condizioni proposte fossero realmente le migliori disponibili, oppure se il concessionario li stesse spingendo verso un finanziamento più costoso per intascare un bonus più ricco. E non si tratta di un fenomeno esclusivamente britannico: anche in Italia l’AGCM ha accertato un cartello tra case automobilistiche e finanziarie, comminando nel 2019 una multa da 678 milioni di euro.
Cosa prevede il piano definitivo della FCA
Il piano definitivo della FCA ha in realtà ridimensionato le cifre che erano circolate inizialmente. I contratti ammissibili sono scesi da 14,2 a 12,1 milioni e il totale dei rimborsi è passato da 8,2 a 7,5 miliardi di sterline. Una scelta precisa dell’autorità britannica è stata quella di dividere il periodo coperto in due blocchi distinti: da aprile 2007 a marzo 2014 e da aprile 2014 a novembre 2024. Questa separazione non è casuale. Serve a proteggere la parte più recente dei rimborsi da eventuali ricorsi legali sul periodo precedente, evitando che un singolo contenzioso possa bloccare tutto il meccanismo di risarcimento.
Il percorso che ha portato fin qui, va detto, è stato tutto fuorché semplice. Lo scandalo dei finanziamenti auto truccati era arrivato fino alla Corte Suprema britannica, che nell’agosto 2025 aveva parzialmente ridimensionato le pretese degli automobilisti rispetto a risarcimenti che, nelle fasi iniziali del caso, erano stati stimati fino a 44 miliardi di sterline. La sentenza aveva stabilito un principio importante: la sola esistenza di una commissione nascosta non basta automaticamente a configurare un comportamento scorretto. Tuttavia, in presenza di altri fattori, come l’entità della commissione stessa o informazioni fuorvianti fornite dal concessionario, l’accordo può essere considerato iniquo.
Nuovi problemi all’orizzonte dopo lo scandalo
Sembrerebbe tutto risolto, e invece no. Lo scandalo ha già generato un mercato parallelo di soggetti che si propongono come intermediari per accelerare o garantire il rimborso agli automobilisti coinvolti. Praticamente, appena chiuso un problema se ne è aperto subito un altro. Un effetto collaterale che rischia di complicare ulteriormente la situazione per chi ha diritto al risarcimento e potrebbe ritrovarsi a pagare commissioni non dovute a intermediari che sfruttano la confusione generata dall’intera vicenda.