I film horror sulle mummie rappresentano uno dei filoni più affascinanti e longevi del cinema di genere. Accanto a vampiri, licantropi e zombi, queste creature imbalsamate che tornano dalla morte ricoprono un posto d’onore nel panorama dell’orrore. Hollywood le ha spesso trattate come varianti del mostro di Frankenstein: morti tornati in vita dopo misteriosi rituali egizi, capaci di seminare il panico tra il pubblico. La versione più recente e moderna è la ragazzina mummificata di Lee Cronin – La mummia, una delle pellicole più estreme e perturbanti di questo sottogenere. Prodotto da Jason Blum di Blumhouse e James Wan di Atomic Monster, il film racconta di una famiglia che accoglie la figlia scomparsa da bambina anni prima, solo per scoprire che una sciamana l’ha sottoposta a un rito terrificante per trattenere uno spirito demoniaco, trasformandola in una sorta di Regan de L’esorcista, ma mummificata.
Protagonista di grandi classici, franchise hollywoodiani e horror indipendenti, la mummia funziona su più livelli: come creatura mostruosa, come evocazione di qualcosa di peggiore della morte stessa (tornare a vivere nel corpo di un cadavere) e come rappresentazione simbolica della perdita dell’identità. Ecco allora i film sulle mummie da recuperare assolutamente per non dormire la notte.
I classici imprescindibili e le gemme nascoste
Dove ci sono mostri c’è Boris Karloff. Il capostipite dei film sulle mummie riunisce i nomi di Dracula e Frankenstein (stessi autori, fotografi, truccatori) e prende ispirazione dall’apertura della tomba di Tutankhamon, evento mediatico seguitissimo nel 1922. La pellicola introduce la figura del sacerdote Imhotep, riportato in vita grazie al libro di formule magiche di Thot e determinato a resuscitare l’amata Ankh-es-en-Amon, sacerdotessa di Iside con le stesse sembianze di Helen, fidanzata di un archeologo. Karloff appare per la maggior parte del film sotto le sembianze umane di Ardath Bey, e questo doppio ruolo contribuisce a rendere la mummia non il solito cadavere ambulante che mugugna e basta, ma un personaggio inquietante, minaccioso, incombente.
Tra i film horror sulle mummie più terrificanti di sempre c’è poi Alla 39a eclissi, che segue il solito archeologo inglese arrogante, Matthew, intento a saccheggiare la tomba di un’antica regina, Kara, per portarne il bottino al British Museum. Una pessima idea: una maledizione fa morire nei modi più orribili chiunque sia coinvolto nella spedizione. Tratto da Il gioiello delle sette stelle di Bram Stoker, il film declina il classico horror sulla maledizione in angosciante horror psicologico, con l’elemento soprannaturale della possessione demoniaca: sia Matthew che la figlia sono inconsciamente manipolati dallo spirito della regina che, sfruttando l’allineamento delle stelle, mira a tornare in vita regalando al pubblico alcuni tra i più spaventosi jumpscare possibili.
Waxwork e Trance
C’è poi un horror misconosciuto degli anni ’80 con Zach Galligan di Gremlins, Dana Ashbrook di Twin Peaks e David Warner de Il presagio: Waxwork. Si parte dallo spunto di un misterioso museo delle cere itinerante che arriva in città portando morte e distruzione. Le riproduzioni includono una ventina dei più grandi villain di sempre: Dracula, Mr Hyde, il Fantasma dell’opera, il marchese De Sade e, naturalmente, la Mummia. Quest’ultima ha un solo scopo nella sua non vita: punire chiunque si avvicini per profanare la sua tomba. L’aspetto è terrificante, frutto di effetti speciali artigianali e del trucco di Bob Keen, lo stesso di Hellraiser e Cabal.
Conosciuto anche come The Eternal, Trance è uno dei film di mummie meno noti, anche perché la protagonista è una mummia naturale: uno di quei corpi preservati perfettamente dalla natura nelle paludi per secoli. Niamh, strega druida millenaria perita in una torbiera, si è conservata benissimo. Un uomo, lo zio Bill, ne ha trovato il corpo, ha perso la ragione e se ne è infatuato, nascondendola in cantina. Ambientato in Irlanda, il film affonda nel folklore celtico costruendo un’opera rarefatta e sospesa, che riflette il disagio emotivo e l’instabilità mentale dei protagonisti, quasi sempre troppo inebriati per essere lucidi.
Da Brendan Fraser a Bruce Campbell: le mummie pop
Uno dei sequel più attesi del decennio è quello de La mummia con Brendan Fraser, l’ultimo mega blockbuster dello scorso millennio che ha trasformato i faraoni egizi nei nuovi sbanca botteghino di Hollywood per un intero decennio. In realtà nel film di faraoni non ce ne sono: si rifà al classico con Karloff riprendendo il villain ossessionato, il sacerdote Imhotep, disposto a tutto per resuscitare l’amata Anck-su-Namun, favorita del faraone Seti nel 1300 a.C. Il sacerdote torna in vita quando l’egittologa Evelyn Carnahan, assieme all’avventuriero Rick, raggiungono la città perduta di Hamunaptra durante una spedizione archeologica.
Per errore i due risvegliano la mummia di Imhotep, che comincia a nutrirsi della forza vitale altrui e a scatenare le piaghe d’Egitto sui protagonisti. Il taglio è avventuroso e il target teoricamente familiare, ma alcune sequenze sono da brividi grazie a effetti speciali ancora oggi notevoli. Tutte le mummie della saga sono tutt’altro che lente, mute o claudicanti, anzi: si moltiplicano, generando numerosi seguiti e spinoff.
Il grande Bruce Campbell de La casa è Elvis in una delle comedy horror più bizzarre e imperdibili tra i film sulle mummie. Niente faraoni millenari desiderosi di resuscitare fidanzate defunte, niente spedizioni archeologiche: solo una casa di riposo nel Texas. Tratto da un racconto di Joe R. Lansdale, Bubba Ho-tep trasforma la mummia in un mostro predatore perfettamente integrato nella modernità, che si nutre delle anime degli anziani ospiti della struttura prediligendo le vittime più fragili e dimenticate. La vera maledizione qui non è legata alla profanazione di tombe, ma alla dissoluzione dell’identità e del ricordo. Per fortuna c’è un anziano Elvis Presley, reliquia musicale del passato, a contrastarlo.