Ferrari ha depositato un brevetto che potrebbe ridisegnare il modo in cui le auto elettriche vivono la sosta all’aperto. Si parla di pannelli solari a scomparsa, un sistema fotovoltaico che non resta incollato alla carrozzeria ma compare e sparisce a comando, nascosto dentro un vano ricavato nel tetto della vettura. L’idea è semplice nella premessa e ambiziosa nella sostanza: ogni parcheggio sotto il sole diventa un’occasione per recuperare un po’ di energia.
A Maranello la spinta verso l’elettrico non si conta solo in cavalli o chilometri di autonomia. Si misura anche nella pila di soluzioni tecniche che finiscono negli uffici brevetti. E quest’ultima arriva in un momento tutt’altro che casuale del percorso della casa.
Un brevetto che si inserisce nel percorso elettrico del marchio
La prima vettura a batteria del Cavallino, la Ferrari Luce, ha diviso il pubblico sul piano estetico, con linee che non hanno messo d’accordo proprio tutti. Sotto la superficie, però, la berlinetta porta un bagaglio tecnico notevole, con oltre sessanta brevetti registrati. Il sistema solare appena documentato segue la stessa logica: una casa che continua a depositare proprietà intellettuale anche sulle funzioni accessorie, quelle che di solito passano inosservate.
Sfruttare il sole per alimentare un’auto non è certo un’invenzione nata a Maranello. Diversi costruttori hanno già provato questa via, a cominciare da Hyundai con modelli come Sonata e Ioniq 5, dove le celle erano integrate in pianta stabile nel tetto. Qui sta la vera differenza, e qui sta il cuore del brevetto. Nel progetto Ferrari il pannello fotovoltaico non rimane esposto in modo permanente. Quando non serve viene riposto in un alloggiamento ricavato nel padiglione, per poi estendersi soltanto quando le condizioni lo rendono conveniente.
Come funziona il meccanismo a scomparsa
I disegni allegati mostrano una struttura a forma di U, l’elemento che consente di dispiegare il pannello facendolo scorrere fuori dal tetto fino a coprire parte della superficie superiore. Il funzionamento è tutto automatizzato. Due motori elettrici gestiscono uno l’avvolgimento su un rullo interno e l’altro la rotazione del braccio che porta il pannello in posizione estesa. A coordinare il tutto c’è una centralina, affiancata da sensori capaci di leggere i dati meteorologici e di controllare che non ci siano ostacoli lungo la corsa del pannello. L’estrazione, quindi, scatta quando la vettura è parcheggiata e la luce vale davvero la pena.
Conviene chiarire subito un punto, per non farsi aspettative sproporzionate. Il sistema brevettato da Ferrari non sostituisce la ricarica tradizionale della batteria e non promette autonomia paragonabile a una colonnina. L’obiettivo è un altro: rendere la sosta più produttiva, immagazzinando energia da destinare ai sistemi ausiliari e alle tecnologie di bordo. La documentazione segnala anche un vantaggio collaterale niente male. Con il pannello esteso sopra il parabrezza, l’abitacolo resta meno esposto al surriscaldamento, con un effetto positivo pure sulla conservazione dei rivestimenti interni.
Capire se e quando questa idea lascerà la carta per finire su una vettura di serie è ancora presto. Per adesso parliamo di un progetto depositato, non di un componente confermato in produzione. Lo scenario più interessante guarda al futuro, dove un sistema così potrebbe dare un sostegno energetico aggiuntivo proprio nelle situazioni in cui un’infrastruttura di ricarica non sia raggiungibile lì vicino.
