L’euro digitale non è più soltanto un’idea sulla carta. La commissione Affari economici del Parlamento europeo ha dato il suo via libera, e con una maggioranza piuttosto netta, al testo che apre le porte a una versione digitale della moneta unica, affidata alla gestione della Banca Centrale Europea. Il voto definitivo in Aula arriverà a luglio, ma la direzione ormai è tracciata e difficilmente cambierà strada.
A finire sul tavolo dei deputati non c’era un solo documento, ma un pacchetto di tre provvedimenti diversi. Quello centrale, quello che riguarda la nascita vera e propria dell’euro digitale, è passato con 49 voti favorevoli e 14 contrari. Gli altri due testi si occupano invece dell’utilizzo nei Paesi terzi e di come renderlo accettabile nella vita di tutti i giorni. Tutti e tre, comunque, hanno superato l’esame della commissione.
Perché non è la solita carta elettronica
Qui sta il punto che spiazza un po’ tutti. L’euro digitale non va confuso con l’ennesimo sistema di pagamento elettronico. È, a tutti gli effetti, una nuova forma di denaro contante. I soldi vengono caricati su una carta dotata di chip e funzionano esattamente come le banconote che teniamo in tasca. Tradotto in pratica significa una cosa precisa: se la carta viene smarrita o rubata, quei soldi non tornano indietro. Niente blocco, niente rimborso automatico come succede con un bancomat normale. Persa la carta, persi i soldi.
Proprio per questa somiglianza con le banconote fisiche, sono stati pensati dei limiti su quanti euro digitali ciascuno potrà tenere. Il tetto esatto lo deciderà la Commissione europea, seguendo le indicazioni della BCE, e sarà riesaminato almeno ogni due anni. I deputati, dal canto loro, chiedono che anche il Parlamento possa dire la sua su questo aspetto.
C’è poi una rassicurazione che pesa parecchio per chi sta leggendo con un occhio al portafoglio. Il Parlamento è stato chiaro: usare l’euro digitale non costerà nulla. Zero commissioni per i cittadini, almeno stando a quanto messo nero su bianco finora.
I passaggi prima di poterlo usare davvero
Prima che l’euro digitale arrivi concretamente nelle nostre mani, la BCE dovrà completare una serie di passaggi tutt’altro che veloci. C’è da finalizzare un regolamento, costruire l’infrastruttura tecnica, mandare avanti dei test pilota e definire le regole sulla responsabilità. Particolare attenzione verrà dedicata ai rischi delle operazioni offline, su tutti la cosiddetta doppia spesa, ovvero la possibilità di spendere gli stessi euro digitali due volte quando manca la connessione.
Solo dopo aver superato questa fase scatterà un periodo di introduzione graduale, che durerà almeno 24 mesi. Servirà tempo perché banche, fornitori e utenti possano adeguarsi senza traumi. Governi e operatori dovranno inoltre lanciare campagne informative per spiegare al pubblico come funziona tutto quanto.
L’obiettivo dietro a questa operazione è dichiarato apertamente: alleggerire la dipendenza europea dai grandi circuiti di pagamento americani, parliamo di Visa, Mastercard e PayPal. Pasquale Tridico, relatore italiano del regolamento e capo delegazione del M5S al Parlamento europeo, ha messo l’accento su questo punto, spiegando che l’euro digitale rafforza la sovranità monetaria europea fornendo all’UE uno strumento pubblico, moderno e capace di ridurre proprio quella dipendenza dai circuiti esteri.