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Estrazione mineraria negli abissi: 30 milioni di acri in vendita

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Gli Stati Uniti si preparano a mettere in vendita concessioni per l’estrazione mineraria in acque profonde su una superficie che supera i 30 milioni di acri al largo delle Samoa Americane. È una prima assoluta a livello mondiale e c’è già chi la descrive come la prossima corsa all’oro. Stavolta però il territorio da spartire non è una valle piena di cercatori con il setaccio in mano ma il fondo dell’oceano, e gli scienziati osservano la vicenda con parecchia apprensione.

Il punto di partenza è piuttosto semplice da spiegare anche a chi non mastica il gergo del settore. Una concessione di questo tipo funziona un po’ come un contratto d’affitto di lungo periodo, perché chi la ottiene acquisisce il diritto di operare in una determinata area per cercare e prelevare risorse. Nel caso specifico l’area in questione si trova sott’acqua, sui fondali marini che circondano l’arcipelago, e la scelta americana di procedere con una vendita formale segna un passaggio che finora nessun Paese aveva compiuto.

Estrazione mineraria negli abissi: una vendita senza precedenti al largo delle Samoa Americane

Per farsi un’idea delle dimensioni conviene tradurre la misura anglosassone in qualcosa di più familiare. Trenta milioni di acri corrispondono a circa 12 milioni di ettari, vale a dire all’incirca 120.000 chilometri quadrati di oceano. Tanto per avere un termine di paragone, si parla di una superficie pari quasi al 40% dell’Italia intera. Non esattamente un piccolo lotto sperimentale, insomma.

La portata dell’iniziativa sta proprio qui. Le concessioni minerarie offerte da Washington riguardano una porzione enorme di mare attorno alle Samoa Americane e trasformano quello che per anni è rimasto un dibattito quasi teorico in un’operazione concreta, con tanto di lotti da assegnare. Il fatto che si tratti di un primato mondiale rende la decisione ancora più osservata, perché inevitabilmente diventa un precedente con cui tutti dovranno fare i conti.

La nuova corsa all’oro e i timori della comunità scientifica

L’immagine della corsa all’oro non è scelta a caso. Richiama un’epoca in cui la prospettiva di arricchirsi spingeva migliaia di persone verso territori sconosciuti, spesso senza troppe domande sulle conseguenze. Applicata all’estrazione in acque profonde, la metafora suggerisce lo stesso slancio verso una frontiera nuova e ancora largamente inesplorata, dove gli interessi economici rischiano di correre più veloci delle conoscenze disponibili.

Ed è esattamente su questo punto che si concentra l’allarme dei ricercatori. La comunità scientifica si dice molto preoccupata per l’avvio di questa stagione di sfruttamento dei fondali oceanici, e il fatto che la prima mossa arrivi proprio dagli Stati Uniti, con una vendita di tale estensione, non fa che amplificare i timori. Quando un’operazione di questo genere parte su scala così ampia, i margini per correggere la rotta in corsa diventano più stretti.

Fonte: TecnoAndroid

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