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Esoluna gigante attorno a una nana bruna: forse la prima trovata

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Un gruppo di astronomi potrebbe aver individuato la prima luna fuori dal Sistema Solare, anche se l’oggetto in questione ha ben poco in comune con i satelliti che conosciamo. Le osservazioni condotte con il Very Large Telescope dell’ESO hanno fatto emergere indizi di un corpo enorme, con una massa almeno pari a quella di Giove, che orbita attorno a una nana bruna nel sistema stellare CD−35 2722. Non gira quindi intorno a un pianeta ma attorno a un oggetto troppo massiccio per essere considerato tale e allo stesso tempo troppo piccolo per diventare una stella. Se la scoperta venisse confermata, si tratterebbe del primo satellite naturale mai rilevato oltre i confini del nostro sistema planetario, con ricadute dirette sul modo in cui gli scienziati definiscono lune e pianeti.

A guidare lo studio, pubblicato sulla rivista Nature, è Kevin Hoy, studente dell’ESO con base in Cile che ha passato mesi ad analizzare questo sistema. Lui stesso lo descrive come “super strano” rispetto al nostro. Al centro c’è una stella relativamente giovane con circa metà della massa del Sole. Attorno a lei ruota la nana bruna, che pesa circa 37 volte Giove e si colloca in quella zona grigia fra pianeti e stelle, visto che non riesce a sostenere la fusione dell’idrogeno che alimenta le stelle ordinarie. E attorno alla nana bruna orbita a sua volta il nuovo oggetto.

Un’esoluna gigante che manda in crisi le definizioni

I ricercatori parlano di esosatellite, cioè di un satellite naturale situato oltre il Sistema Solare. Il termine esoluna indica invece in genere un satellite naturale che orbita attorno a un pianeta o a un altro corpo celeste esterno al nostro sistema, ma tra gli astronomi non esiste ancora una definizione ufficiale condivisa. E qui la faccenda si complica parecchio. “L’esosatellite è chiaramente abbastanza massiccio da essere un pianeta, ma non orbita attorno a una stella, anche se orbita attorno a un oggetto che orbita attorno a una stella” spiega Hoy, affiliato anche all’Universidad Diego Portales e al Millennium Nucleus of Young Exoplanets and their Moons (YEMS). “Il fatto che sia il terzo incomodo di questo sistema ci spinge a chiamarlo luna, anche se non somiglia per nulla alle piccole lune rocciose che abbiamo nel nostro sistema.”

Alice Zurlo, direttrice di YEMS e astrofisica della stessa università, descrive il satellite come un gigantesco corpo gassoso che ruota attorno a un compagno molto massiccio. Nel Sistema Solare la separazione è netta, con i pianeti che girano attorno al Sole e le lune attorno ai pianeti. Nel caso di CD−35 2722 invece i confini tra stelle, pianeti e lune si fanno sfumati e tutto diventa più complicato da descrivere, come sottolinea la ricercatrice.

Come è stata scovata la possibile luna aliena

Da anni gli astronomi cercano lune attorno a corpi esterni al Sistema Solare senza che alcun candidato abbia raggiunto un livello di certezza sufficiente. A fronte di oltre 6.000 esopianeti catalogati, le possibili esolune emerse dalle osservazioni sono appena una manciata e poggiano su prove ancora limitate. All’inizio del 2026 un team guidato da Quentin Kral aveva segnalato possibili tracce di un satellite nel sistema HD 206893 grazie al Very Large Telescope Interferometer dell’ESO, senza però arrivare a una rilevazione definitiva.

Per studiare CD−35 2722 Hoy, Zurlo e colleghi hanno usato lo strumento CRIRES+ montato sul Very Large Telescope, applicando il metodo della velocità radiale. Si tratta della stessa tecnica che aveva permesso di scoprire il primo esopianeta attorno a una stella simile al Sole. Il principio di fondo è abbastanza intuitivo. Quando due corpi orbitano l’uno attorno all’altro, l’attrazione gravitazionale reciproca li fa muovere entrambi intorno a un centro di massa comune, e anche un compagno molto più piccolo provoca un’oscillazione misurabile nell’oggetto maggiore. Analizzando proprio questi minuscoli cambiamenti nel moto della nana bruna, il gruppo ha raccolto quella che considera una prova solida della presenza di un altro corpo massiccio. “Per quanto esotico, questo sistema è davvero unico e rappresenta una svolta, la prima rilevazione plausibile di un esosatellite” afferma Zurlo.

Le prossime osservazioni potranno chiarire se satelliti così imponenti siano rare eccezioni oppure parte di una popolazione molto più ampia di oggetti insoliti. Un ruolo di primo piano spetterà all’Extremely Large Telescope dell’ESO, che con uno specchio da 39 metri e strumenti scientifici avanzati permetterà di individuare esolune più piccole, oggi fuori dalla portata degli osservatori esistenti.

Fonte: TecnoAndroid

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