In questo articolo Indice dei contenuti 3 sezioni
Che l’esercizio fisico faccia bene al cuore non è una novità. Meno scontato è scoprire che l’allenamento regolare non si limita a rinforzarlo ma arriva a rimodellare fisicamente i nervi che ne governano il funzionamento, e lo fa in modo sorprendentemente diverso sul lato destro e su quello sinistro del corpo. È quanto emerge da una ricerca della University of Bristol, nel Regno Unito, pubblicata sulla rivista Autonomic Neuroscience.
Secondo gli studiosi un’attività aerobica moderata modifica la struttura delle cellule nervose coinvolte nella regolazione cardiaca. Le osservazioni per ora riguardano i ratti, quindi serviranno altri studi per capire se lo stesso accade negli esseri umani. Il lavoro apre comunque una prospettiva nuova sul legame tra movimento e sistema nervoso, con possibili ricadute su terapie più precise per aritmie, dolore toracico, angina e la cosiddetta sindrome del cuore infranto, scatenata dallo stress.
Il pilota automatico del cuore e i gangli stellati
Il battito è controllato in parte dal sistema nervoso autonomo, la rete che gestisce in modo automatico funzioni vitali come respirazione, digestione e ritmo cardiaco. Uno dei suoi rami spinge il muscolo cardiaco ad accelerare quando l’organismo ha bisogno di più ossigeno, per esempio durante uno sforzo o in una situazione stressante. Qui entrano in gioco i gangli stellati, piccoli gruppi di cellule nervose collocati su entrambi i lati tra la parte bassa del collo e quella alta del torace. Sono loro a inviare i segnali che influenzano la frequenza e altri aspetti dell’attività del cuore.
“La scoperta indica uno schema destra sinistra finora nascosto nel sistema di pilota automatico che aiuta a far funzionare il cuore” spiega Augusto Coppi, docente senior di anatomia veterinaria all’ateneo britannico e autore principale dello studio. “Questi gruppi di nervi funzionano come il regolatore di intensità del cuore e abbiamo dimostrato che un esercizio regolare e moderato rimodella quell’interruttore in modo diverso a seconda del lato. Questo potrebbe spiegare perché alcuni trattamenti funzionano meglio da una parte che dall’altra e in futuro aiutare i medici a indirizzare le terapie con maggiore precisione.”
Dieci settimane di allenamento e un’asimmetria inattesa
Per verificare l’effetto dell’attività fisica i ricercatori hanno esaminato ratti sottoposti a 10 settimane di allenamento aerobico moderato, quel tipo di movimento che alza battito e respiro come una camminata a passo svelto, il nuoto o la bicicletta. Al progetto hanno partecipato anche lo University College London, l’Università di San Paolo e l’Università Federale di San Paolo. Le cellule nervose sono state analizzate con la stereologia, una tecnica tridimensionale avanzata che permette di stimare numero, dimensioni e distribuzione delle cellule nei tessuti.
Il risultato ha mostrato uno squilibrio netto. Negli animali allenati il ganglio cardiovascolare di destra conteneva circa quattro volte più neuroni di quello di sinistra, uno schema molto diverso da quello osservato nei ratti non allenati. Anche le dimensioni sono cambiate, ma in direzioni opposte. A sinistra i neuroni sono quasi raddoppiati mentre a destra si sono leggermente rimpiccioliti. L’allenamento quindi non agisce allo stesso modo su tutti i nervi che controllano il cuore.
Cosa potrebbe cambiare per le terapie
In alcuni pazienti con aritmie, angina o sindrome del cuore infranto i medici intervengono riducendo i segnali nervosi eccessivi diretti al cuore. Il blocco del ganglio stellato interrompe temporaneamente l’attività nervosa, mentre la denervazione agisce su determinate vie nervose. Capire come differiscono i due lati potrebbe aiutare a scegliere quello da trattare per ottenere il beneficio maggiore. “Mappando come l’esercizio modifica questi gangli su ciascun lato lo studio offre indizi che un giorno potrebbero perfezionare procedure come i blocchi nervosi o la denervazione” sottolinea Coppi. “I risultati sono preliminari e ottenuti sui ratti, quindi dovranno seguire studi clinici.”
Il gruppo vuole ora capire come queste differenze strutturali incidano sul comportamento del cuore a riposo e sotto sforzo, cercando schemi simili in altri modelli animali e poi nelle persone. Per gli studi sull’uomo l’idea è ricorrere a marcatori non invasivi, capaci di fornire informazioni sull’attività nervosa senza chirurgia né prelievo di tessuti. “Il nostro prossimo passo è verificare come questi cambiamenti strutturali si traducano nella funzione e se schemi simili compaiano in animali più grandi e negli esseri umani” aggiunge il ricercatore.
Fonte: TecnoAndroid


