Un semplice prelievo potrebbe presto raccontare molto più di quanto si immagini. Un nuovo esame del sangue per la demenza, ancora in fase sperimentale, promette infatti di andare oltre la diagnosi classica e di rivelare qualcosa che finora era difficilissimo da cogliere: la presenza contemporanea di più tipi di demenza nello stesso paziente. A renderlo possibile è stato il contributo dell’intelligenza artificiale, che ha aiutato i ricercatori a mettere a punto questo strumento.
L’idea di partenza è tutt’altro che banale. Per anni la demenza è stata trattata, almeno dal punto di vista diagnostico, come se fosse un’unica condizione con un’unica origine. La realtà clinica però è più complicata di così. Capita spesso che in una stessa persona convivano forme diverse, che si sovrappongono e si intrecciano, rendendo il quadro confuso e la diagnosi tutt’altro che immediata.
Cosa cambia con il nuovo test con l’AI
Il punto di forza di questo test del sangue sta proprio qui. Non si limita a dire se c’è o non c’è un problema, ma cerca di distinguere le demenze sovrapposte, cioè quelle situazioni in cui più patologie agiscono insieme. È una differenza che sulla carta sembra tecnica, ma che nella pratica può cambiare parecchio le cose, perché ogni forma ha le sue caratteristiche e, potenzialmente, richiede attenzioni diverse.
Il merito, come detto, è in buona parte dell’intelligenza artificiale. Sono stati gli algoritmi ad aiutare i ricercatori a leggere i dati e a costruire un esame capace di cogliere segnali che a occhio nudo, o con i metodi tradizionali, sarebbero sfuggiti. L’AI in questo caso non sostituisce il medico, ma gli mette in mano uno strumento in più, più fine e più preciso.
Una diagnosi più completa
Quello che colpisce è la prospettiva che si apre. Poter individuare con un semplice prelievo non solo la presenza della demenza, ma anche la sua natura composita, vorrebbe dire offrire ai medici un quadro molto più realistico di ciò che sta accadendo. E un quadro più completo, di solito, è il primo passo per gestire meglio una condizione tanto delicata.
Va detto con chiarezza che si parla di un esame sperimentale. Non è ancora qualcosa di pronto per l’uso quotidiano negli ambulatori, e prima di arrivare a una diffusione su larga scala ci sarà bisogno di ulteriori conferme. Resta però un segnale interessante di come la ricerca stia provando ad affrontare la demenza con strumenti nuovi, capaci di restituire una fotografia più dettagliata di una malattia che spesso si presenta in più forme contemporaneamente.