Fare l’elettricista specializzato nei data center dedicati all’intelligenza artificiale oggi può valere fino a EUR 244.862 l’anno, che tradotti fanno circa 240.000 euro. Una cifra che, messa accanto ai numeri sull’occupazione dei laureati in ingegneria informatica, racconta uno dei paradossi più curiosi del momento. Perché mentre chi ha studiato per anni scrivere codice fatica a trovare lavoro, chi tira cavi e monta impianti dentro i capannoni pieni di server viene pagato come un dirigente.
La corsa all’AI, dicono in molti, sta rimodellando ogni angolo del mondo un po’ come fece internet a cavallo del Duemila. E adesso quella trasformazione sta arrivando fin dentro le scelte di carriera, dividendo il mercato in due gruppi ben distinti. Da una parte i lavori manuali specializzati, tornati improvvisamente preziosi. Dall’altra un percorso che fino a poco tempo fa sembrava una scommessa sicura e che oggi, invece, scricchiola.
Elettricisti dei data center AI e il paradosso dei laureati in ingegneria
I numeri della Federal Reserve di New York fotografano bene la situazione. I laureati in ingegneria informatica oggi devono fare i conti con un tasso di disoccupazione del 7,8 per cento. Peggio di loro fanno solo i laureati in Antropologia, fermi al 7,9 per cento. E qui la differenza pesa parecchio, perché mentre l’Antropologia soffre da tempo, l’ingegneria informatica era considerata fino a ieri una delle strade più solide per chi masticava tecnologia.
Cosa è cambiato? La diffusione degli agenti AI capaci di scrivere codice sta limitando in modo pesante questa scelta di carriera. Detto in parole povere, molte cose che prima facevano gli sviluppatori adesso le fa una macchina. E il risultato è che le richieste rivolte ai professionisti stanno diventando a volte assurde. Un annuncio di Yahoo per un Senior Software Developer chiedeva “oltre 10 anni di esperienza con Claude Code”, peccato che quello strumento sia disponibile solo da circa un anno. Un caso limite, magari un errore di chi ha scritto l’offerta, ma che fotografa bene l’aria che tira.
Perché gli elettricisti dei data center guadagnano così tanto
Dall’altra parte della barricata ci sono gli elettricisti dei data center, che portano a casa cifre da capogiro. Attenzione però, non è affatto una passeggiata. Per arrivare a certi stipendi serve un apprendistato di quattro o cinque anni, con circa 8.000 ore di formazione retribuita sul campo e altre 500-900 ore di lezioni in aula, il tutto solo per ottenere la licenza vera e propria.
Durante il percorso è possibile costruirsi una specializzazione proprio sui data center, ottenendo le certificazioni giuste. Si parla di architetture a media tensione, degli standard della National Fire Protection Association e di altre competenze piuttosto tecniche. Non è un lavoro che si improvvisa, insomma. Ma proprio perché richiede mani esperte e conoscenze specifiche, e perché la domanda legata all’espansione dei data center è esplosa, chi ha queste competenze può negoziare compensi che fino a poco tempo fa erano impensabili per un mestiere del genere.
A rilanciare la notizia sono stati diversi post sui social, tra cui uno di Polymarket del 17 luglio 2026, che parlava proprio di elettricisti della Generazione Z impegnati sui data center AI capaci di arrivare fino a quei EUR 244.862 l’anno, spinti da una richiesta che continua a crescere. Un ribaltamento di prospettiva che pochi anni fa sarebbe sembrato improbabile.