L’effetto forno in auto è quella sensazione che conoscono bene tutti gli automobilisti in queste settimane di caldo anomalo, quando aprire lo sportello di una macchina lasciata al sole significa essere investiti da una vampata di aria bollente. L’ondata di caldo che sta mettendo in difficoltà l’Europa e l’Italia non risparmia nemmeno l’abitacolo, anzi è proprio lì dentro che il termometro sembra impazzire. Basta una sosta breve, il tempo di una commissione, e la vettura si comporta come un forno acceso che accumula calore, lo intrappola e lo restituisce tutto insieme nel momento peggiore.
Perché l’auto diventa una fornace
Alla base di tutto c’è il classico effetto serra. I raggi del sole attraversano i vetri, colpiscono plancia, sedili e rivestimenti e si trasformano in calore. Il problema arriva dopo, perché quel calore fatica a uscire e le superfici interne lo riassorbono, proprio come fanno i materiali ad alta densità delle pareti di casa. Cruscotti scuri, sedili in pelle e plastiche del tunnel centrale diventano piastre roventi, capaci di superare gli 80 gradi mentre l’aria nell’abitacolo arriva a sfiorare 60 o 70 gradi anche con appena 30 gradi all’esterno. Un ambiente sigillato che continua a cuocere finché qualcosa non interrompe il ciclo.
A peggiorare tutto ci sono poi alcune abitudini che molti ripetono senza pensarci. Il primo sbaglio è parcheggiare in pieno sole quando a pochi metri c’è una zona d’ombra. Il secondo è salire e accendere subito il climatizzatore al massimo con i finestrini chiusi, costringendo l’impianto a smaltire una massa enorme di aria già rovente, lavorando più a lungo e consumando di più. C’è anche la cattiva abitudine di lasciare i finestrini sigillati senza alcuno schermo sul parabrezza, oltre a dimenticare oggetti sensibili sotto il sole. Bottiglie di plastica, accendini, dispositivi elettronici e medicinali possono deformarsi, scaricarsi o diventare pericolosi alle temperature che si raggiungono dietro i vetri. Animali domestici e bambini, poi, non vanno mai lasciati a bordo, neppure per pochi istanti.
I rischi per batteria e pneumatici
L’effetto forno non mette alla prova solo chi guida, ma anche la meccanica della vettura. La batteria è uno dei componenti più vulnerabili, perché il calore intenso accelera i processi chimici interni e sulle auto elettriche e ibride stressa le celle e i sistemi di raffreddamento, con un impatto che nel tempo può intaccare durata e autonomia. Anche le tradizionali batterie al piombo soffrono, dato che le alte temperature favoriscono l’evaporazione dei fluidi interni.
Sotto pressione finiscono pure gli pneumatici. L’asfalto rovente, che nelle ore più calde può superare i 50 gradi, scalda la gomma e fa salire la pressione interna, alterando l’impronta a terra e accelerando l’usura. Una gomma già consumata o gonfiata male diventa più esposta a cedimenti improvvisi alle alte velocità. Durante le ondate di caldo conviene quindi controllare la pressione più spesso, sempre a gomme fredde, e tenere d’occhio lo stato del battistrada prima dei lunghi viaggi estivi.
Cosa fare per non finire arrostiti
La strategia vincente parte dalla sosta. Cercare l’ombra di un albero, di un muro o di una struttura coperta riduce parecchio l’accumulo termico, e dove non è possibile diventa preziosa la classica tendina parasole sul parabrezza, magari abbinata a schermi laterali per i posti posteriori. Un piccolo trucco è lasciare i finestrini socchiusi di qualche millimetro, quel tanto che basta a far sfogare l’aria calda senza compromettere la sicurezza.
Tornati all’auto, prima di partire conviene praticare la ventilazione incrociata, aprendo due portiere opposte e facendone oscillare una avanti e indietro per spingere fuori l’aria rovente in pochi secondi. Poi c’è un alleato che fino a pochi anni fa sembrava fantascienza, il precondizionamento. Le auto elettriche e molte vetture connesse di ultima generazione permettono di avviare il raffrescamento dell’abitacolo a distanza, dall’app dello smartphone o con un comando programmato, qualche minuto prima di mettersi al volante. Per chi guida un’elettrica il vantaggio è doppio, perché avviando il precondizionamento mentre la vettura è ancora collegata alla colonnina si attinge energia dalla rete e non dalla batteria, preservando l’autonomia per il viaggio. Solo a quel punto ha senso accendere il clima, meglio se all’inizio con il ricircolo disattivato per espellere l’aria viziata e poi con il ricircolo attivo per mantenere fresco l’abitacolo.