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Donald Trump vieta la sigla AI e attacca il Wall Street Journal

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Donald Trump non ha alcuna intenzione di arretrare nella sua battaglia contro l’espressione intelligenza artificiale. Il Presidente degli Stati Uniti, che il mese scorso aveva deciso di ribattezzare la tecnologia con il nome di Super Intelligence, è tornato sull’argomento con toni piuttosto stizziti. Nel mirino c’è soprattutto la stampa, che continua a ignorare la nuova etichetta, mentre alcuni grandi nomi del settore, compreso Elon Musk, si sono già adeguati al nuovo corso.

Il fatto è che la sigla AI resiste. Compare ovunque, la si sente nelle riunioni aziendali e nei telegiornali, e nessuno sembra davvero disposto a sostituire la vecchia formula di intelligenza artificiale con la sigla SI tanto cara al presidente. Una questione lessicale, almeno in apparenza, che però rischia di trasformarsi in qualcosa di più delicato.

Il ban annunciato su Truth e l’attacco al Wall Street Journal

Il nuovo intervento è arrivato tramite Truth, il social network di proprietà dello stesso Trump. Proprio lì il presidente ha annunciato un vero e proprio ban per le espressioni AI e Artificial Intelligence, da applicare in tutti i documenti rilevanti e in qualunque altro contesto. La motivazione ufficiale parla di inaccuratezza del termine, senza ulteriori spiegazioni su cosa questo debba significare in concreto.

A finire sotto accusa in modo particolare è il Wall Street Journal, colpevole agli occhi di Trump di continuare a usare la denominazione di sempre. Quali strumenti intenda adottare per imporre il cambio di nome non è dato saperlo, e non sono state chiarite nemmeno eventuali misure restrittive. L’idea di una censura imposta ai giornali, del resto, aprirebbe interrogativi molto più seri e gravi rispetto alla semplice disputa sul nome della Super Intelligence.

Non è certo la prima volta che il presidente americano prova a riscrivere la geografia o il vocabolario quando qualcosa non gli va a genio. I precedenti più noti riguardano il Golfo d’America e l’Oceano America. Stavolta però la partita appare più complicata, perché AI è probabilmente la parola più letta, scritta e pronunciata degli ultimi anni, soprattutto a partire dal debutto di ChatGPT. Difficilmente un ordine esecutivo o un capriccio presidenziale riusciranno a cancellare un’abitudine così radicata, dalla quale faticano a liberarsi perfino i collaboratori più stretti del tycoon.

Anche Elon Musk inciampa sulla vecchia sigla

A dimostrare quanto sia difficile abbandonare l’espressione ci ha pensato proprio uno degli alleati più vicini a Trump. Elon Musk, che pure si era allineato alla nuova denominazione, è scivolato sulla sigla AI in un post pubblicato sul proprio profilo social nel fine settimana, il 25 ottobre 2026.

Nel messaggio il patron di SpaceX commentava la situazione dei mercati del debito, spiegando che nelle ultime settimane l’accesso al credito si è quasi del tutto chiuso per le aziende prive di entrate consistenti indipendenti dai data center dedicati all’intelligenza artificiale. Musk ha poi ricordato che SpaceX ha chiuso un finanziamento da circa 37 miliardi di euro destinato all’acquisto di GPU. Un’operazione che la società può permettersi grazie al rating investment grade e ai ricavi garantiti da Starlink e dai lanci spaziali. Per gli oltre 200 neocloud presenti sul mercato, secondo Elon Musk, si prospetta invece una fase di forte consolidamento, con moltissime realtà destinate a scomparire. Alcune riusciranno a superare la tempesta, ha scritto, ma non saranno molte.

Fonte: TecnoAndroid

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