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Disney fa causa alla FCC: “censura contro ABC e licenze”

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Disney ha deciso di portare in tribunale la FCC e il suo presidente Brendan Carr, accusando l’agenzia di aver costruito una vera e propria campagna di censura contro ABC. La causa è stata depositata alla Corte distrettuale federale del District of Columbia dal gruppo insieme ad ABC e alle otto emittenti televisive di proprietà, con tanto di richiesta di provvedimento cautelare urgente e di ingiunzione preliminare per congelare il procedimento con cui Carr minaccia di negare il rinnovo delle licenze di trasmissione. Il cuore dell’accusa è una presunta violazione del Primo Emendamento, con la Commissione che avrebbe usato i propri poteri per punire un’espressione protetta dalla Costituzione.

Le licenze anticipate e la minaccia sul tavolo

Nel ricorso si legge che l’amministrazione ha colpito ripetutamente i contenuti di ABC, cioè le notizie raccontate dai suoi giornalisti e i punti di vista espressi nei programmi della rete, arrivando a chiedere in modo esplicito che le licenze di trasmissione venissero revocate proprio a causa di quei contenuti. Il dettaglio tecnico che fa la differenza è questo: le licenze delle stazioni ABC sarebbero scadute tra il 2028 e il 2031, ma Carr ha imposto alle emittenti di presentare le domande di rinnovo con diversi anni di anticipo, una mossa fuori dagli schemi. Revocare una licenza a metà del periodo di validità viene descritto da chi conosce la materia come qualcosa che oscilla tra il molto difficile e il praticamente impossibile.

Il timore di Disney riguarda l’eventuale Hearing Designation Order, un passaggio che secondo la società renderebbe l’esito quasi scontato e sfavorevole per le stazioni. In quel caso la FCC potrebbe negare il rinnovo o revocare subito le licenze, spingendo le emittenti fuori dall’aria come il presidente ha ripetutamente chiesto. Anche senza arrivare a tanto, l’effetto sarebbe quello di trascinare ABC in anni di contenziosi costosi, con ogni scelta editoriale condizionata dal rischio di provocare nuove ritorsioni. Da qui la formula usata nell’atto: di fronte a una minaccia definita esistenziale, non c’era altra strada che rivolgersi al potere giudiziario, perché l’unica alternativa sarebbe stata la capitolazione totale.

Da Jimmy Kimmel a The View

La revisione delle licenze è stata ordinata ad aprile, il giorno dopo che Trump e la first lady avevano chiesto ad ABC di licenziare Jimmy Kimmel per una battuta in cui il conduttore aveva detto che Melania Trump sembrava una vedova in attesa. La motivazione ufficiale però è diversa: secondo la Commissione guidata da Carr, le pratiche di diversità, equità e inclusione di ABC potrebbero violare le norme antidiscriminazione. Un portavoce della FCC ha risposto che tutti i broadcaster hanno l’obbligo di operare nell’interesse pubblico, Disney compresa, parlando di una campagna di disinformazione portata avanti dal gruppo.

Il ricorso ricostruisce anche l’episodio di novembre 2025, quando la corrispondente di ABC News Mary Bruce chiese a Trump perché aspettasse il Congresso per rendere pubblici i file su Epstein. La risposta fu che la licenza andrebbe togliuta ad ABC perché le sue notizie sarebbero false, con il riferimento a una copertura negativa al 97%. Il giorno seguente la Casa Bianca diffuse un comunicato in cui definiva ABC News un’operazione di propaganda democratica travestita da rete televisiva. Già a settembre 2025 Carr aveva evocato multe e revoche per presunta distorsione delle notizie legata al programma di Kimmel.

Le richieste su The View e il sostegno interno

A maggio 2026 la Commissione ha aperto un altro fronte, chiedendo se The View debba continuare a essere esente dalla regola sulla parità di accesso in quanto programma di interviste giornalistiche. A luglio ha preteso dalla stazione KTRK di Houston tutte le comunicazioni interne dello staff del programma sui candidati politici in un arco di due anni, oltre alla divulgazione delle donazioni politiche di singoli dipendenti e conduttrici. Due settimane dopo richieste simili sono arrivate per Good Morning America, This Week e ABC World News Tonight. Nessun candidato politico è più apparso a The View dopo l’intervista di febbraio 2026 al senatoriale democratico texano James Talarico.

La commissaria democratica Anna Gomez, formalmente tra i convenuti, ha appoggiato l’iniziativa parlando di coraggio da parte di Disney e di un segnale positivo per ogni emittente che ha subito in silenzio la pressione del governo. Anche la Freedom of the Press Foundation, che ha di recente citato in giudizio Trump per la vendita di accessi in tempo reale ai suoi post su Truth Social fino a circa 85.000 euro al mese, ha definito la causa un passo atteso da tempo contro le lettere minatorie e i procedimenti pretestuosi.

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