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Data center USA, moratorie meno temute: il segnale di Meta

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La questione delle moratorie sui data center negli Stati Uniti potrebbe essere molto meno drammatica di quanto si teme. Dopo la vittoria a valanga dei Democratici di martedì e la pesante ondata di vendite che ha colpito ampie fette del mercato, c’è già chi parla di bolla dell’intelligenza artificiale ormai esplosa. Eppure un’analisi a mente fredda restituisce un quadro tutto sommato rassicurante, con decine di gigawatt di nuova capacità destinati a entrare comunque in funzione nel 2027.

I segnali di nervosismo non mancano, questo va detto. OpenAI starebbe valutando di rallentare il ritmo con cui amplia la propria potenza di calcolo, dopo che il 40% delle nuove installazioni previste per il 2027 si è ritrovato improvvisamente bloccato in Stati passati sotto controllo democratico come Texas, Ohio, Georgia e New Mexico. La società ha anche annunciato che non chiederà più accordi di riservatezza ai funzionari pubblici con cui tratta, che pagherà per intero i costi dell’elettricità e delle infrastrutture di rete e che renderà pubblici i propri consumi di acqua ed energia. Nel frattempo Microsoft ha intensificato i controlli sui partner neocloud come Nebius, IREN e Nscale, proprio mentre i suoi piani infrastrutturali per l’AI sembrano sotto pressione.

Il Texas in tutto questo pesa parecchio. Lo Stato rappresenta circa il 25% della capacità di data center pianificata negli Stati Uniti entro il 2030 e la coda di richieste per grandi allacciamenti elettrici ha raggiunto i 474 gigawatt secondo i calcoli dell’ERCOT, l’ente che gestisce la rete texana. Non stupisce quindi che la governatrice eletta Gina Hinojosa stia suscitando una certa apprensione nel settore. Le sue richieste sono chiare: zero sussidi pubblici, manodopera sindacalizzata, niente clausole di riservatezza e la dimostrazione concreta che i nuovi impianti non faranno lievitare le bollette di acqua e luce delle famiglie.

Data center USA: l’apertura inattesa raccontata da Meta

Ed è qui che arriva il passaggio più interessante. Dina Powell McCormick, presidente di Meta, ha raccontato che un governatore democratico appena eletto, che aveva fatto dei centri dati un tema della propria campagna, ha contattato l’azienda per organizzare un incontro dopo l’insediamento perché non vuole che questi posti di lavoro finiscano altrove. Un dettaglio che lascia intuire margini concreti per trovare un’intesa sui tempi dello sviluppo infrastrutturale.

La posta in gioco del resto è enorme. Fino a poco tempo fa gli investimenti di Meta per il 2027 erano stimati intorno ai 145 miliardi di dollari, circa 125 miliardi di euro, distribuiti su progetti come Hyperion in Louisiana, realizzato insieme a BlackRock, Prometheus in Ohio e un terzo sito in Texas. Il gruppo sta guardando anche a possibili strutture offshore. McCormick ha comunque ammesso che i nuovi progetti dovranno affrontare controlli più severi, mentre l’ampliamento dei campus già esistenti resterà decisamente più semplice, visto che le comunità locali ne ricavano parecchi benefici in termini di occupazione e investimenti.

I 22,5 GW che le moratorie non possono fermare

Guardando ai numeri il quadro si fa ancora più chiaro. Al 5 novembre risultavano in costruzione negli Stati Uniti circa 86,7 GW di capacità legata ai data center. Di questi, circa 50 GW hanno già superato la fase di costruzione verticale, cioè l’involucro esterno degli edifici è in piedi, e ben 22,5 GW hanno raggiunto o superato il 75% di completamento. A questi impianti mancano soltanto l’installazione delle apparecchiature e l’allacciamento alla rete elettrica.

Proprio questa fetta difficilmente verrebbe toccata da eventuali blocchi, anche perché gli operatori possono ricorrere a sistemi di generazione autonoma come le turbine a gas o le celle a combustibile alimentate a gas naturale di Bloom Energy. Hinojosa, poi, ha già chiarito che tutti i data center autorizzati in Texas potranno portare a termine i lavori, il che copre quasi tutta la capacità attesa per il 2027. Le sue condizioni varranno invece per le strutture in arrivo tra il 2028 e il 2029, per le quali chiede lo stop ai sussidi, lavoratori sindacalizzati, garanzie sulle bollette domestiche e un posto al tavolo delle decisioni per i cittadini texani. Quei 22,5 GW già in fase avanzata bastano da soli a coprire il fabbisogno aggiuntivo di calcolo fino a tutto il 2028.

Fonte: TecnoAndroid

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