In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Un attacco con droni ucraini ha colpito un data center governativo russo alla periferia di Gorodets, a circa 370 chilometri a est del Cremlino e a oltre 960 chilometri dalla linea del fronte. La struttura danneggiata è gestita dal Ministero delle Finanze russo e custodiva diversi registri statali, tra cui il database del Servizio Fiscale Federale. Per Mosca si tratta dell’ennesima perdita di questo genere nel conflitto con l’Ucraina, e stavolta il colpo arriva in un punto particolarmente delicato della macchina amministrativa.
Il centro di Gorodets non è un impianto qualsiasi. Rappresenta infatti uno dei due principali poli di elaborazione dati del fisco russo, che funzionano in modalità geograficamente distribuita proprio per garantire continuità al servizio anche in caso di problemi su uno dei due siti. I danni subiti dalla struttura potrebbero comunque ripercuotersi sul funzionamento dei sistemi informativi statali della Federazione Russa, con effetti difficili da prevedere su attività che ormai dipendono quasi interamente dal digitale.
Perché i data center sono finiti nel mirino
Kiev ha preso di mira i centri dati russi a più riprese dall’inizio di ottobre. Una scelta arrivata dopo che Mosca aveva alzato il livello dello scontro colpendo per prima le strutture analoghe in territorio ucraino. Il dicastero delle Finanze russo, a quanto risulta, gestisce altri due impianti di questo tipo. Il primo si trova presso il Centro Federale di Elaborazione Dati di Dubna, nella regione di Mosca, mentre il secondo sorge a Yerzovka, nella regione di Volgograd. Perdere un terzo della propria rete però non è un dettaglio da poco e potrebbe avere un impatto rilevante sui servizi pubblici che il ministero fornisce ai cittadini.
La dipendenza di una società moderna dai servizi digitali ha trasformato queste strutture in vere e proprie infrastrutture critiche, al pari di centrali elettriche o snodi di trasporto. Ed è proprio per questo che sono diventate obiettivi di primo piano nei conflitti. Un esempio arriva da Yandex: dopo gli attacchi dei droni ucraini il traffico generato dai bot sulla piattaforma russa è crollato. La rete di bot dedicata alla disinformazione, però, si è semplicemente spostata su altri data center non colpiti, continuando a operare come se nulla fosse.
Dal Golfo all’Ucraina la guerra passa anche dai server
Quello russo non è l’unico caso recente di impianti civili travolti da un conflitto armato. In Medio Oriente le forze iraniane hanno colpito alcuni siti di AWS negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein, come risposta alla campagna di bombardamenti condotta dagli Stati Uniti e iniziata a febbraio. Gli attacchi hanno provocato interruzioni a numerosi servizi digitali nell’area, tanto che Amazon ha consigliato a molti dei suoi clienti di trasferire le proprie attività in altre regioni per evitare ulteriori disservizi.
Sul fronte russo ucraino la storia parte da lontano. L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia è cominciata nel 2014 con l’occupazione forzata della penisola di Crimea, ma la fase attuale si è aperta nel 2022, quando Mosca ha intensificato le operazioni tentando di conquistare Kiev. Un conflitto che dura ormai da 12 anni e che risulta particolarmente letale anche per le nuove tecnologie e strategie adottate in prima linea, a partire dall’impiego massiccio e sempre più innovativo dei droni.
Fonte: TecnoAndroid


