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ChromeOS Flex: Google e Refurbed per salvare 41 milioni di PC

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Sono circa 41 milioni di computer quelli che in Europa rischiano di restare senza protezione nel giro di poco meno di un anno, pur continuando a funzionare senza alcun problema. Il motivo è legato alla fine degli aggiornamenti di sicurezza estesi di Microsoft, il programma triennale a pagamento noto come ESU che scadrà il 12 ottobre 2027. Per evitare che tutte queste macchine finiscano in discarica, Google e Refurbed hanno messo in piedi un’alternativa basata su ChromeOs Flex.

La scadenza non tocca tanto i privati quanto soprattutto aziende, enti e organizzazioni che hanno scelto di pagare la copertura ESU per mantenere al sicuro i propri sistemi anche dopo la chiusura del supporto standard. Una sorta di proroga, insomma, che però ha una data finale ben precisa. Quando il termine arriverà, quei dispositivi non riceveranno più correzioni di sicurezza e diventeranno di fatto più esposti alle minacce informatiche.

Il peso dei numeri tra Europa e Italia

A fare i conti è uno studio di Fraunhofer Austria, secondo cui la fine di questa finestra temporale lascerà senza difese circa 41 milioni di personal computer nei 27 Paesi dell’Unione Europea. Di questi, ben 5,47 milioni si trovano in Italia. Il paradosso è che si tratta di macchine ancora pienamente operative, che però non rispettano i requisiti hardware richiesti da Windows 11. Non c’è quindi un guasto o un’usura che ne giustifichi la sostituzione, ma soltanto un limite di compatibilità con il sistema operativo più recente di Microsoft.

Proprio da qui nasce il rischio di una rottamazione anticipata di un parco informatico che, nei fatti, potrebbe lavorare ancora a lungo. Una questione che riguarda da vicino anche il nostro Paese, considerando la quota di dispositivi coinvolti. Ed è su questo punto che si inserisce l’iniziativa congiunta tra il colosso di Mountain View e la piattaforma specializzata in prodotti ricondizionati.

Come funziona la migrazione a ChromeOs Flex

L’alleanza tra Google e Refurbed punta tutto sulla migrazione a ChromeOs Flex, il sistema operativo sviluppato dall’azienda californiana e pensato per girare anche su hardware non recentissimo grazie a requisiti piuttosto ridotti. La promessa è quella di aggiornamenti centralizzati e continui, oltre all’accesso alle applicazioni web e alle suite di lavoro online. C’è però un limite da tenere presente. I programmi specifici per l’ambiente Windows non funzionano, quindi chi dipende da software di quel tipo dovrà valutare con attenzione il passaggio.

Sul piano pratico la collaborazione offre due strade. Il sistema può essere scaricato direttamente dalla rete oppure si può ricevere una chiavetta USB con il software già pronto da installare. Due modalità diverse per arrivare allo stesso risultato, cioè dare una seconda vita a computer che altrimenti rischierebbero di essere accantonati.

Lo studio di Fraunhofer Austria si spinge anche oltre l’aspetto tecnico e prova a misurare l’impatto ambientale della dismissione. Allungare di dodici mesi la vita dei 41 milioni di dispositivi presenti nell’Unione permetterebbe di evitare 1.172 tonnellate di rifiuti elettronici e circa 320.000 tonnellate di emissioni di anidride carbonica. Restringendo lo sguardo all’Italia, il risparmio sarebbe pari a 156 tonnellate di scarti tecnologici e a 43.000 tonnellate di CO2.

Fonte: TecnoAndroid

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