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Data center, la Cina li sposta a ovest dove l’energia costa meno

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I data center cinesi stanno traslocando, e lo fanno in direzione contraria a quella che si immaginerebbe: non verso le megalopoli della costa, ma verso le province rurali dell’ovest, dove terra ed energia costano poco e spesso avanzano. Pechino spinge da tempo i propri colossi tecnologici a costruire infrastruttura di calcolo un po’ ovunque nel Paese, convinta che la potenza computazionale, nell’era dell’intelligenza artificiale, coincida quasi per intero con la potenza nazionale. Da qui il piano battezzato Eastern Data, Western Computing, che sposta il carico di lavoro digitale verso l’entroterra.

Il caso più citato è quello del Guizhou, provincia che si trova a oltre 800 chilometri a nordovest di Shenzhen. Qui negli ultimi anni sono spuntate decine di strutture, con altre in cantiere, e tra i protagonisti figurano nomi come Huawei e Tencent. Montagne che fino a poco tempo fa erano brulle oggi ospitano capannoni pieni di server, strade nuove e un indotto che prima semplicemente non esisteva.

Data center: approvazioni rapide e residenti soddisfatti, ma con un asterisco

A differenza degli Stati Uniti, dove ogni nuovo progetto di data center incontra resistenze sempre più dure da parte delle comunità locali, in Cina le autorizzazioni arrivano con relativa facilità. E chi vive nelle zone interessate, almeno a sentire le testimonianze raccolte, sembra apprezzare il cambiamento. Un commerciante della zona ha raccontato che prima c’era solo una montagna spoglia, mentre ora i trasporti funzionano meglio, il commercio si è mosso e sono nate occasioni di lavoro. Una residente, Li Xixiu, ha elogiato la nuova strada principale costruita con l’arrivo delle aziende tecnologiche, sostenendo che ha dato una spinta all’economia locale: gli abitanti del vicinato adesso trovano impiego nei dintorni, mentre prima erano costretti a emigrare altrove.

Va detto, però, che il quadro non è del tutto limpido. Pechino esercita un controllo stretto su proteste e obiezioni, e i cittadini comuni non hanno gli strumenti per contestare le decisioni prese dal governo centrale. Il consenso apparente, insomma, va letto tenendo conto del contesto politico in cui matura.

Energia in eccesso, bollette basse e il vantaggio cinese

Il vero motore di questa migrazione è l’energia. Negli Stati Uniti l’ostilità verso i centri di calcolo nasce soprattutto dal conto della luce: nell’area della PJM Interconnection, la più grande regione elettrica americana, i costi sono saliti del 76% proprio per il peso che queste strutture scaricano sulla rete. Le stime parlano di 194 GW, pari al 20% dell’elettricità generata negli Stati Uniti, destinati ai data center entro il 2035.

La Cina parte da una posizione diversa. Diverse province occidentali offrono sconti consistenti sulle bollette elettriche alle aziende di intelligenza artificiale che utilizzano chip di produzione nazionale. E poiché lo Stato sussidia i costi energetici per utenze domestiche e agricole, il cittadino medio non teme che un impianto costruito a pochi chilometri da casa gli faccia lievitare la bolletta.

C’è poi un altro elemento che rende queste aree particolarmente adatte. Le province rurali dell’ovest ospitano estese installazioni di energia rinnovabile, al punto che la sovrapproduzione è diventata un problema concreto per alcuni operatori. Costruire lì edifici così affamati di corrente aiuta ad assorbire il surplus invece di sprecarlo. Terreni ampi e disponibili, energia abbondante e a basso costo: una combinazione difficile da replicare nelle zone orientali, ormai sature e densamente popolate.

Non tutto fila liscio, comunque. Il Research Institute for Democracy, Society, and Emerging Technology di Taiwan ha osservato che il Guizhou ha registrato una crescita media del PIL del 7,4% negli ultimi dieci anni, ma i salari non hanno tenuto il passo, restando indietro rispetto a buona parte del resto del Paese. Secondo i ricercatori Cartus Bo-Xiang You e Angela Glowacki, il contrasto suggerisce che i data center generano investimenti pesanti in terreni e attrezzature, mentre l’effetto sul reddito pro capite della popolazione locale rimane limitato.

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