I data center galleggianti potrebbero diventare una delle risposte più curiose ai problemi energetici legati all’intelligenza artificiale, e a quanto pare qualcuno ci sta già lavorando sul serio. L’idea arriva da Panthalassa, una startup con sede in Oregon che ha appena chiuso un round di finanziamento Serie B da circa 130 milioni di euro. L’obiettivo è ambizioso quanto strano da immaginare, ovvero portare l’elaborazione dell’AI in mezzo all’oceano, lasciando che siano le onde a fare il lavoro sporco.
Pensateci un attimo. Strutture che non hanno bisogno di collegarsi alla rete elettrica, che non consumano acqua dolce per raffreddarsi e che non occupano nemmeno un metro quadrato di terreno. Sulla carta sembra fantascienza, eppure è esattamente la direzione presa da questa azienda. I nodi che vogliono sviluppare sono pensati come strutture in acciaio solido lunghe circa 85 metri, progettate per galleggiare in superficie ma con la maggior parte del corpo che resta immersa sott’acqua.
Come funzionano questi nodi in mezzo al mare
Il meccanismo è più semplice di quanto si possa pensare. Il movimento delle onde viene forzato attraverso una turbina interna, e da lì nasce l’elettricità che alimenta i chip per l’AI. Questi ultimi sono sistemati dentro un contenitore ermetico, raffreddato direttamente dall’acqua marina che circonda la struttura. Niente di più, niente di meno.
Il vantaggio rispetto ai classici data center terrestri si gioca su due fronti. Da una parte ci sono i sistemi meccanici a bordo, che trasformano il movimento delle onde in una fornitura costante di corrente. Dall’altra c’è l’oceano, che fa da dissipatore termico naturale. Tradotto, non serve più sprecare acqua dolce e l’intera macchina lavora in modo decisamente più efficiente.
C’è poi la questione di come spostare i dati elaborati. Secondo il progetto non viaggeranno via cavo, bensì attraverso satelliti in orbita bassa. Una scelta che potrebbe alleggerire parecchio le infrastrutture energetiche attuali, già messe sotto pressione e destinate a soffrire ancora di più nei prossimi anni.
Perché l’energia delle onde può fare la differenza
Qui entrano in gioco i numeri, e non sono numeri da poco. Le proiezioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia parlano chiaro, con il consumo energetico del settore dell’AI atteso in crescita del 30% all’anno fino al 2030. Quando si arriverà a quella soglia, l’intelligenza artificiale potrebbe arrivare a rappresentare il 3% di tutta l’energia consumata nel mondo. Una fetta enorme, soprattutto se si considera quanto velocemente sta crescendo tutto il comparto.
Ecco perché soluzioni come quelle proposte da Panthalassa iniziano ad avere senso. I finanziamenti appena raccolti serviranno a completare lo stabilimento di assemblaggio vicino a Portland e a far partire la serie pilota Ocean-3 nel Pacifico settentrionale entro la fine del 2026. Il passo successivo sarebbe la commercializzazione vera e propria, prevista nel 2027.