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A Singapore sta prendendo forma un data center sperimentale che ha poco in comune con quelli a cui siamo abituati. Invece di affidarsi soltanto ai classici chip di silicio, questa struttura utilizza milioni di neuroni umani vivi, coltivati in laboratorio a partire da cellule staminali. Il progetto nasce con un obiettivo preciso: studiare il calcolo biologico, misurarne l’efficienza e capire quali nuove applicazioni possano emergere da un approccio così lontano dall’informatica di tutti i giorni. E c’è già un dettaglio capace di attirare l’attenzione anche dei meno esperti, perché questo sistema sa giocare a Pong.
Un data center dove al posto dei circuiti ci sono cellule
Per capire la portata dell’esperimento conviene partire da come funziona un data center tradizionale. Si tratta di enormi capannoni pieni di server, cioè computer che elaborano informazioni grazie a processori fatti di silicio. È la tecnologia che regge praticamente tutto ciò che passa dalla rete, dai servizi online alle piattaforme che si usano ogni giorno. Il progetto di Singapore prova a percorrere una strada diversa e affianca a questa logica qualcosa di vivo. I neuroni impiegati non arrivano da un cervello umano vero e proprio, vengono invece ottenuti da cellule staminali, quelle cellule capaci di trasformarsi in tipi differenti a seconda di come vengono guidate in laboratorio. Il risultato è una rete di milioni di cellule nervose che diventa parte integrante dell’infrastruttura di calcolo.
Non si parla quindi di un semplice esperimento chiuso in un piccolo laboratorio universitario, ma di una vera e propria struttura pensata come centro dati. Una scelta che segna un cambio di prospettiva piuttosto netto, visto che finora il silicio è rimasto il materiale di riferimento per qualsiasi forma di elaborazione digitale.
Pong, efficienza e nuove applicazioni del calcolo biologico
Il fatto che il sistema sappia giocare a Pong può sembrare quasi una curiosità, ma racconta molto bene lo stato del progetto. Pong è uno dei videogiochi più semplici e celebri di sempre, con una pallina che rimbalza e due racchette che devono intercettarla. Riuscire a farlo gestire a una rete di cellule cerebrali umane significa che quei neuroni sono in grado di ricevere informazioni, elaborarle e rispondere in modo coerente. È un banco di prova elementare, certo, però dimostra che il concetto di computer biologico non resta confinato alla teoria.
Al centro della ricerca c’è soprattutto il tema dell’efficienza. Il cervello è da sempre considerato un modello straordinario di elaborazione, e l’idea di sfruttare cellule nervose vive per eseguire calcoli punta proprio a capire se questa strada possa offrire vantaggi rispetto ai sistemi basati unicamente sul silicio. Il data center di Singapore diventa così un luogo dove osservare da vicino come si comportano questi neuroni quando vengono messi al lavoro, quanto riescono a rendere e in quali compiti si dimostrano più adatti.
Poi c’è la questione delle nuove applicazioni, che rappresenta l’altro grande filone del progetto. Studiare il calcolo biologico su questa scala permette di esplorare utilizzi che oggi non rientrano nel perimetro dell’informatica classica. La struttura è ancora sperimentale e serve proprio a raccogliere dati e risposte su un terreno in gran parte inesplorato, dove milioni di neuroni umani coltivati da cellule staminali lavorano accanto alla tecnologia tradizionale all’interno di un unico centro di calcolo.
Fonte: TecnoAndroid


