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Character.AI in bancarotta: il piano dietro l’accordo con Disney

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La bancarotta di Character.AI, dichiarata questa settimana, è sembrata a molti il segnale di una crisi più ampia per il mondo dei chatbot. I documenti depositati in tribunale raccontano però un’altra storia. Il fallimento sarebbe infatti un tassello fondamentale di un accordo con Disney, che ha già assunto gran parte del personale della startup, compreso l’ormai ex amministratore delegato Karandeep Anand. Il colosso dell’intrattenimento potrebbe così mettere le mani su quasi tutta la tecnologia dell’azienda, lasciandosi alle spalle le numerose grane legali che la affliggono.

Negli ultimi anni Character.AI ha collezionato diverse cause legali private legate alla sicurezza dei suoi chatbot, oltre a indagini da parte di autorità di controllo in tutto il mondo. Il nuovo amministratore delegato ha spiegato in una dichiarazione allegata alla procedura che l’obiettivo è arrivare a una “risoluzione consensuale” con chi ha chiesto risarcimenti per danni personali e con un gruppo di stati che indaga sulla società, cercando nel frattempo di massimizzare il valore degli asset per gli azionisti. L’intesa con Disney sembra costruita in modo che ciò che rimane della startup continui a farsi carico di queste battaglie, alcune ancora aperte.

Come funziona l’accordo tra Disney e Character.AI

L’operazione ricorda quella che alcuni chiamano acquisizione inversa di talenti, una serie di accordi orchestrati con cura per assumere i dipendenti chiave di un’azienda e ottenere un’ampia licenza sulla sua tecnologia. Alla fine l’azienda bersaglio resta poco più di un guscio vuoto. Spesso le società sostengono che non si tratti di vere fusioni e che quindi non serva avvisare le autorità federali antitrust, come invece imporrebbe la legge. Una pratica sempre più diffusa nel settore dell’intelligenza artificiale, tanto da attirare le critiche del Congresso.

Secondo una mozione dei legali della startup, Disney ha preteso che l’affare venisse “pienamente perfezionato” attraverso la procedura fallimentare a causa delle riserve di liquidità in calo e dei rischi legali e regolatori. L’intesa si articola in due transazioni collegate. Con la prima, avvenuta a settembre, Disney ha versato circa 4,7 milioni di euro più un deposito rimborsabile di circa 1,7 milioni, ha assunto la maggioranza dei dipendenti e si è impegnata a lasciare che alcuni di loro mantengano operativa Character.AI per cinque mesi.

La startup ha presentato istanza di fallimento secondo il chapter 11 il 12 ottobre. Attraverso la procedura Disney punta a ottenere una licenza perpetua, mondiale e non esclusiva su codice, documentazione, framework e strumenti, compresi quelli per la moderazione dei contenuti, l’infrastruttura di addestramento e la tecnologia per stimare l’età degli utenti. Restano fuori i dati degli utenti e il sito web. La licenza andrà all’asta nei prossimi mesi e, se Disney dovesse vincere con il via libera dei giudici, pagherebbe altri 10,7 milioni di euro circa. In caso contrario riavrebbe il deposito e incasserebbe una penale di recesso.

Per garantire una gara competitiva, il vincitore potrà fare colloqui e offerte fino all’80% di alcuni dipendenti già passati a Disney, scelti però dalla stessa Disney. Gli esperti dubitano che spostare persone da un’azienda all’altra nel giro di pochi mesi sia realistico. Esiste poi una bozza di ordinanza che chiarirebbe come l’operazione non sia una fusione e che Character.AI resterebbe responsabile di ogni obbligo, cause incluse. John Newman, docente di diritto all’Università di Memphis ed ex vicedirettore dell’ufficio concorrenza della Federal Trade Commission, osserva che decenni di diritto societario sono nati proprio per impedire a un acquirente di prendersi tutti gli asset senza alcuna responsabilità, ma che questa struttura sfugge a quelle tutele.

Il precedente con Google e le indagini degli stati

Non è la prima volta che succede. Nell’agosto 2024 Google avrebbe pagato circa 2,3 miliardi di euro per una licenza sulla tecnologia della startup, assumendo anche i fondatori e parte del team di ricerca. In seguito Google è finita accanto a Character.AI in diverse cause, tra cui quella sul suicidio di un ragazzo di 14 anni. Il giudice ha respinto la tesi di Google sulla sua estraneità. A gennaio di quest’anno le due società hanno raggiunto un’intesa di principio per chiudere quella e altre cause simili, con accordi approvati singolarmente l’11 ottobre, il giorno prima della bancarotta.

Nell’agosto 2025 la startup aveva cercato un acquirente o un investitore, sentendosi ripetere che il prodotto era notevole ma che il contenzioso la rendeva invendibile. A novembre è partita un’indagine multistatale che al momento del fallimento coinvolgeva 46 tra stati e territori. Quaranta di questi hanno segnalato chatbot che spingevano minori a nascondere atti di autolesionismo e a uccidere i genitori, ricostruzione che l’azienda contesta. Gli stati si sono riservati il diritto di opporsi a qualsiasi piano fallimentare. Secondo Newman è dannoso per la società permettere alle aziende di esercitare il controllo senza assumersi responsabilità.

Fonte: TecnoAndroid

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