Il futuro delle citycar elettriche a basso costo ha un nome preciso, e quel nome è Dacia Hipster. Il piccolo crossover elettrico che il marchio rumeno vuole piazzare sotto la Spring non è più soltanto un concetto astratto da salone. Alcuni brevetti hanno svelato la versione di serie, e la notizia più curiosa è che resta sorprendentemente vicina all’esercizio di stile visto lo scorso anno. Prezzo sotto i 15.000 euro e un’autonomia dichiarata attorno ai 200 km: numeri che raccontano già da soli le intenzioni della casa.
Il contesto aiuta a capire la mossa. La Dacia Spring sta per cambiare pelle con una seconda generazione, costruita sulla base della Renault Twingo e destinata a migliorare parecchio sotto ogni punto di vista. Il rovescio della medaglia è che i prezzi potrebbero salire un po’, lasciando così spazio libero più in basso. Ed è proprio lì che si infila Hipster, pensato per chi cerca la mobilità elettrica al costo più contenuto possibile.
Un design che ricalca fedelmente il concept
La cosa più interessante emersa dai brevetti riguarda l’estetica. La versione di serie mantiene lo spirito squadrato e simpatico del prototipo, con quelle linee cubiche che avevano fatto colpo. Il muso resta molto verticale, con un cofano minuscolo e una calandra strettissima. I fari a pixel ci sono ancora, anche se sparisce la superficie traslucida che ospitava il logo retroilluminato. Scelta comprensibile quando l’obiettivo è tenere sotto controllo ogni singolo costo.
Le dimensioni parlano chiaro: si parla di una lunghezza che non dovrebbe superare i 3 metri, il che rende Hipster una vettura davvero tascabile. Un formato del genere potrebbe farla rientrare nella nuova categoria M1E, quella pensata per le auto elettriche essenziali prodotte nell’Unione Europea, che godono di norme di sicurezza alleggerite. E il modello rumeno non sarà solo su questo terreno, perché anche Stellantis punta a entrare nel segmento con una reincarnazione della Citroën 2CV.
Un richiamo neo retrò alla mitica 2CV
Proprio la 2CV torna in mente guardando il profilo laterale. Le superfici appaiono semplificate, con meno rilievi rispetto al concept. Il vetro scorrevole del prototipo lascia il posto a un finestrino a compasso, esattamente come sulla vecchia utilitaria francese. Le ruote sono naturalmente piccole, mentre il posteriore mostra un portellone a battente con le cerniere collocate sul lato sinistro. I fari a pixel, anche qui, sono posizionati in alto. Sull’abitacolo, invece, ancora nessuna immagine ufficiale.
Le attese, però, vanno tutte nella stessa direzione. L’interno dovrebbe ottimizzare lo spazio abitabile con arredi essenziali e funzioni ridotte al minimo indispensabile. L’autonomia intorno ai 200 km arriverebbe da una batteria di taglia contenuta, sempre nell’ottica di abbassare il conto finale. E quel conto, appunto, resterebbe sotto i 15.000 euro, un valore che renderebbe Hipster una delle auto elettriche più economiche sul mercato. Esattamente il ruolo che ricopriva la Spring ai suoi esordi.


