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Crescita dei capelli, lo studio che ribalta ciò che sapevamo

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La crescita dei capelli non funziona esattamente come raccontano i manuali di biologia, e a dirlo è una ricerca firmata da L’Oréal Research & Innovation insieme alla Queen Mary University of London. Il punto centrale è semplice da riassumere: oltre alla moltiplicazione delle cellule entrano in gioco anche forze meccaniche, cioè spinte e tensioni fisiche che agiscono all’interno del follicolo. Una prospettiva che cambia il modo di guardare a qualcosa che, fino a ieri, sembrava una faccenda ormai chiusa.

Il modello classico, quello studiato per decenni, descriveva un meccanismo quasi idraulico. Alla base del follicolo le cellule si dividono in fretta, si accumulano una sopra l’altra e, per pura questione di spazio, spingono verso l’alto ciò che sta sopra. Risultato: il capello avanza millimetro dopo millimetro fino a spuntare dalla pelle. Una spiegazione lineare, comoda, facile da disegnare su una lavagna. Peccato che, secondo il nuovo lavoro, racconti solo una parte della storia.

Non solo cellule che si moltiplicano

Quello che emerge dallo studio è che la divisione cellulare, da sola, non basta a giustificare quello che accade davvero dentro un follicolo pilifero. Le forze meccaniche cellulari avrebbero un ruolo attivo, non secondario, nel determinare come e quanto il capello cresce. In pratica le cellule non si limitano a produrre massa e a spingere per accumulo, ma interagiscono tra loro anche dal punto di vista fisico, con tensioni e pressioni che influenzano il processo.

È una differenza che può sembrare sottile, e invece cambia parecchio l’impostazione del ragionamento. Perché se la crescita fosse solo una questione di quante cellule si dividono e con quale velocità, allora ogni intervento dovrebbe puntare esclusivamente lì, sul ritmo della proliferazione. Se invece contano anche gli aspetti meccanici, il quadro si allarga e con esso il numero di leve su cui si potrebbe agire.

Cosa può cambiare per i trattamenti futuri

La ricerca condotta da L’Oréal Research & Innovation e dalla Queen Mary University of London apre infatti la porta a nuove prospettive per i trattamenti destinati ai capelli. Non si parla di prodotti già pronti né di soluzioni disponibili domani mattina, ma di una base scientifica diversa da cui partire. Comprendere che il follicolo risponde anche a stimoli fisici significa poter immaginare approcci che finora nemmeno venivano considerati, semplicemente perché il modello di riferimento non li contemplava.

Va detto che un aggiornamento del genere non cancella quanto studiato fino a oggi. Il meccanismo della divisione cellulare resta, continua a esistere e a contribuire. Semplicemente, viene affiancato da un secondo elemento che era rimasto fuori dall’inquadratura. I libri di testo, in questo senso, non erano sbagliati in blocco, erano incompleti.

Capita più spesso di quanto si pensi, nella ricerca biologica. Un fenomeno viene descritto con gli strumenti disponibili in un certo momento storico, la descrizione funziona abbastanza bene, diventa standard e ci resta per anni. Poi arrivano tecniche nuove, sguardi diversi, e saltano fuori dettagli che prima non si potevano nemmeno misurare. Il caso della biologia del capello sembra rientrare esattamente in questa categoria.

Per chi si occupa di dermatologia e di cosmetica scientifica, il messaggio è chiaro: il follicolo pilifero è una struttura più complessa di quanto suggerisse lo schema tradizionale, e la componente meccanica merita attenzione tanto quanto quella biochimica. Uno spostamento di prospettiva che, sul lungo periodo, potrebbe influenzare il modo in cui vengono progettati i futuri trattamenti per i capelli.

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