Le luci blu che negli ultimi due anni erano diventate quasi un marchio di fabbrica delle auto hi-tech in Cina stanno per sparire dalle strade. Quelle spie esterne, pensate per segnalare a pedoni e altri automobilisti che la macchina sta guidando quasi da sola, hanno avuto vita breve. Il Ministero dell’Industria di Pechino ne ha appena ordinato il blocco immediato, e il motivo è tutto sommato banale. Non sono a norma.
La notizia è emersa da una nota interna diffusa dal blogger automotive Sun Shaojun, e ha trovato conferma rapida nel settore. Fonti interne alle case automobilistiche parlano chiaro. Dal 27 luglio 2026 lo stop riguarda la produzione e l’omologazione di tutti i nuovi modelli. Tra le prime a prendere atto della svolta c’è Geely Auto, che ha fatto sapere di volersi adeguare senza esitazioni. Resta aperto il nodo più spinoso, cioè cosa fare con le migliaia di macchine già in circolazione con il pallino blu acceso. Dal MIIT, per ora, nessun comunicato formale, ma tra gli addetti ai lavori nessuno dubita della direzione presa.
Il nodo del regolamento GB 4785
A fermare tutto è una norma tecnica che esiste da anni ma che spesso è stata interpretata con una certa disinvoltura. Parliamo dello standard nazionale GB 4785-2019, approvato a fine 2019 ed entrato in vigore nell’estate del 2020. Il regolamento fissa regole rigide su quali luci un veicolo possa montare all’esterno e di che colore debbano essere. L’elenco ammette soltanto quattro tinte. Bianco, giallo, rosso e ambra. Il blu, semplicemente, non c’è.
Eppure gli Automated Driving System Marker Lamps, questo il nome tecnico delle spie, avevano preso piede in fretta. A fare da apripista era stata Li Auto nell’agosto del 2022 con il SUV L9. Nel giro di poco tempo quasi tutti i grandi delle auto elettriche e connesse, da BYD e Nio fino a Xpeng e Xiaomi, avevano iniziato a montare le proprie luci blu per mostrare all’esterno la presenza del cervello elettronico.
L’idea di partenza era aumentare la trasparenza su chi stesse guidando, se l’uomo o la macchina. Ma senza regole condivise la faccenda è sfuggita di mano. Ogni marchio ha scelto posizioni, sfumature di blu e intensità luminose diverse. Il risultato lo si può immaginare. Diversi automobilisti hanno iniziato a lamentarsi di spie a LED piazzate proprio all’altezza degli occhi di chi seguiva, capaci di trasformarsi in fastidiosi abbaglianti di notte o durante le giornate di pioggia.
La fine dell’anarchia progettuale sulle smart car
Il divieto delle spie blu rientra in un discorso più ampio. È la fine del periodo di tolleranza con cui Pechino ha osservato le sperimentazioni visive e tecnologiche dei propri costruttori. Negli ultimi anni le autorità cinesi sono già intervenute su soluzioni di design piuttosto audaci, arrivate sul mercato senza troppi filtri. Le maniglie a scomparsa, il sistema di guida a pedale unico, i comandi del cambio affidati solo ai display touch e i volanti a cloche.
Un segnale abbastanza chiaro. Quando si parla di automobili, la sicurezza stradale e l’omogeneità dei comandi vengono prima dell’effetto novità. E le luci blu, per quanto scenografiche, sono finite proprio in quel calderone di scelte che facevano tanto colpo ma che nessuno aveva davvero regolamentato.










