Il tema del passaggio dalla CIE al posto dello SPID sta diventando sempre più concreto per milioni di italiani, soprattutto ora che la scadenza della vecchia carta d’identità cartacea si avvicina. In Italia convivono oggi due sistemi di identità digitale principali: da una parte SPID, con oltre 42 milioni di identità attive nel 2026, dall’altra la Carta d’Identità Elettronica, che ha superato i 60 milioni di esemplari rilasciati, coprendo praticamente tutta la popolazione. Eppure, quando si guarda all’uso effettivo online, i numeri raccontano una storia diversa: la CIE viene utilizzata da circa 9 milioni di utenti per accedere ai servizi digitali, un dato in forte crescita ma ancora lontano dai volumi di SPID.
Nonostante si sia parlato più volte di una possibile sostituzione di SPID con la CIE, la scelta attuale è quella di far convivere entrambi. SPID resta lo strumento più immediato e diffuso, grazie a un ecosistema consolidato di Identity Provider e a un’esperienza d’uso ormai rodata. La CIE, invece, poggia su un’infrastruttura pubblica gestita direttamente dallo Stato. Il rinnovo degli accordi con gli Identity Provider SPID almeno fino al 2030 conferma questa direzione: nessuna interruzione per gli utenti, continuità garantita, mentre si costruisce gradualmente il futuro dell’identità digitale, che guarda anche al wallet digitale europeo.
Un aspetto che sfugge a molti riguarda le differenze tecniche tra i due sistemi. SPID funziona con un modello federato, dove l’identità è verificata tramite credenziali gestite da un provider e confermata con un secondo fattore, tipo notifica o codice temporaneo. La CIE nasce invece come sistema legato a un microchip fisico, con autenticazione tramite PIN e comunicazione NFC sullo smartphone. Le chiavi di sicurezza non escono mai dal chip, il che rappresenta un vantaggio concreto sul piano della protezione. Esiste però anche un’autenticazione di livello 2, che dopo una prima associazione permette di accedere senza leggere la carta ogni volta, rendendo l’esperienza più simile a quella di SPID.
Come attivare e usare la CIE per i servizi digitali
Chi vuole iniziare a usare la CIE al posto dello SPID deve sapere che non basta possedere il documento fisico. Il primo passo è verificare di avere l’intero codice PIN della CIE, composto da due parti consegnate in momenti separati. Senza il PIN completo, l’autenticazione online non è possibile. Poi è fortemente consigliato installare l’app CieID e associare la carta allo smartphone tramite NFC.
Una volta completata la configurazione, conviene attivare le credenziali di livello 1, 2 e 3, e certificare il dispositivo. A quel punto è utile fare subito un accesso di prova su portali come INPS o Agenzia delle Entrate, per verificare che tutto funzioni. Va detto che non tutti i portali supportano ancora l’autenticazione con CIE, quindi mantenere attivo anche SPID è una mossa intelligente.
Un elemento chiave è che dal 3 agosto 2026, salvo proroghe, la vecchia carta d’identità cartacea non sarà più valida come documento di riconoscimento, né in Italia né all’estero. Questo sta spingendo moltissime persone a richiedere la CIE, ritrovandosi così in tasca uno strumento pronto per l’autenticazione digitale.
Biometria e accesso senza password: il vero salto di qualità
L’app CieID cambia radicalmente l’esperienza d’uso. Dopo la prima configurazione, l’accesso può avvenire tramite notifica push, QR code o biometria, senza dover leggere la carta ogni volta. Abilitando impronta digitale o riconoscimento facciale, si eliminano password e codici, riducendo tempi e complessità. I dati biometrici restano memorizzati in modo protetto sul dispositivo e non vengono condivisi con sistemi esterni.
Un dettaglio poco noto: anche se la password associata all’identità digitale CIE dovesse scadere, è comunque possibile continuare ad accedere ai servizi della Pubblica Amministrazione attraverso l’app CieID, il codice app o la biometria, senza essere obbligati a cambiarla nell’immediato.