Capire se quel pezzo di carne dimenticato in frigo o il latte aperto da chissà quanti giorni siano ancora commestibili è una di quelle scommesse quotidiane che facciamo affidandoci all’olfatto. Peccato che il nostro naso non sia poi così affidabile. E qui entra in gioco Schnoz, un naso elettronico messo a punto dall’Università di Berkeley che promette di togliere ogni dubbio. Fidarsi delle proprie narici, infatti, può rivelarsi rischioso, perché gli agenti patogeni presenti negli alimenti andati a male sono spesso invisibili e inodori, ma potenzialmente molto pericolosi per la salute.
Il dispositivo è equipaggiato con 16 piccoli sensori di gas, ognuno dei quali lavora per analizzare gli odori rilasciati dal cibo. Non si tratta di una semplice spia che lampeggia. Schnoz riesce a distinguere con grande precisione cosa sta succedendo dentro al frigorifero, individuando in tempo reale non solo la presenza di patogeni, ma anche di allergeni come noci e arachidi. Una funzione che, per chi convive con intolleranze serie, potrebbe fare davvero la differenza tra un pasto tranquillo e una corsa al pronto soccorso.
Dai laboratori al frigorifero di casa
L’idea, almeno sulla carta, è ambiziosa. Carla Bassil, autrice dello studio, immagina un futuro in cui questa tecnologia finisca direttamente dentro i frigoriferi intelligenti. Il meccanismo sarebbe semplice da gestire anche per chi non mastica troppa tecnologia: il dispositivo analizza in continuazione gli alimenti e invia una notifica sullo smartphone quando qualcosa non va. Un avviso che segnala, per esempio, che il pollo sta per scadere oppure che lo yogurt ha ormai superato il punto di non ritorno.
Resta il fascino di un’idea che ribalta il modo in cui abbiamo sempre gestito la conservazione del cibo. Non più annusate sospette davanti al frigo aperto, ma un piccolo apparecchio che fa il lavoro sporco al posto nostro, con una precisione che il nostro olfatto non può nemmeno avvicinare. Per ora Schnoz vive ancora nei laboratori, ma la direzione tracciata dai ricercatori sembra abbastanza chiara: portare questo tipo di sensori nelle cucine di tutti i giorni, integrandoli negli elettrodomestici che già usiamo.