Una chat WhatsApp finita al centro di un caso che mescola privacy, dovere di cronaca e tentazioni di strumentalizzazione. Stiamo parlando della conversazione in cui alcune persone, presumibilmente dipendenti ATM, avrebbero condiviso fotogrammi catturati dalle telecamere di bordo dei mezzi pubblici milanesi, immagini che ritraevano delle passeggere. È la classica buccia di banana su cui tutti rischiano di scivolare. Non chi ha denunciato il fatto, ovviamente, ma chi ha subito fiutato l’occasione per accendere un dibattito utile più a polarizzare le opinioni e accrescere il consenso attorno a una tesi che a capire cosa sia davvero successo. E vale anche per chi scrive, chiamato a riportare la notizia con il massimo distacco possibile, lasciando da parte il filtro personale. Compito tutt’altro che semplice.
Cosa è emerso dalla foto pubblicata online
Nei giorni scorsi qualcuno ha pubblicato su Instagram una fotografia che ritrae uno smartphone con aperta una conversazione intitolata Ticinese Staff. Sullo schermo si vede un’immagine che sembra catturata dalla telecamera di videosorveglianza di un tram, con un’inquadratura dall’alto. Raffigura una donna ed è accompagnata dal messaggio E il mio dolce per voi, scritto senza accento. Sotto, una serie di commenti volgari, apprezzamenti di pessimo gusto rivolti al corpo della passeggera. Il post ora sembra irraggiungibile, ma è stato ripreso dalla scrittrice Carlotta Vagnoli nella sua Rassegna Stanca, con un pezzo intitolato La videosorveglianza come arma di molestia. Da lì il contenuto ha iniziato a circolare, trasformandosi in un catalizzatore di condivisioni e commenti sui social. La ricetta perfetta per un caso mediatico su cui, c’è poco da illudersi, si getteranno presto anche gli esponenti della politica.
L’azienda milanese è intervenuta quando ormai il materiale girava ovunque. ATM ha fatto sapere che farà piena luce sull’episodio, annunciando un’azione durissima e confermando di aver avviato un’indagine interna già nella giornata di domenica. Risalire ai responsabili non sarà difficile. L’autrice della foto ha indicato con precisione su quale tram si trovava, fornendo dettagli su orario, partenza e destinazione, e ha aggiunto che il proprietario dello smartphone era vestito da autista. Anche il nome della chat dovrebbe rendere piuttosto agevole individuare chi ne faceva parte.
Un uso improprio delle telecamere di bordo
La società parla di un uso improprio delle immagini delle telecamere di bordo e della volontà di verificare il corretto utilizzo degli strumenti aziendali, per tutelare i clienti e le migliaia di dipendenti corretti che ogni giorno lavorano al servizio della città. Ha inoltre confermato l’intenzione di coinvolgere il Garante Privacy con un esposto. Fin qui i fatti, sulla base dei quali azienda e autorità faranno le loro valutazioni e decideranno come eventualmente punire i responsabili. Qualcuno ha prelevato fotogrammi dai video delle telecamere di sorveglianza e li ha condivisi in una chat privata, presumibilmente frequentata dai colleghi. L’illecito è palese, non c’è molto da interpretare.
Considerando il tema, però, la vicenda trascina quasi inevitabilmente la discussione su un piano scivoloso, fatto di opinioni e letture filtrate dalla lente di una tesi da sostenere, nel peggiore dei casi da strumentalizzare. Ed è qui che si rischia di mettere un piede in fallo, di abbandonare l’analisi del fatto in sé per finire a sventolare la bandiera di chi pro e chi contro, per partito preso. In un post su Instagram, Vagnoli parla di technology facilitated gender based violence, elevando il caso specifico a fenomeno. Altri spingeranno per etichettarlo come una leggerezza, la bravata di dipendenti annoiati davanti al monitor. Due estremi tra i quali, c’è da scommetterci, si è già creato lo spazio sufficiente per riempire la prossima settimana di dibattiti e talk show.