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I cavi sottomarini nel Pacifico di proprietà di colossi americani come Google e Meta sono tra quelli più esposti al rischio di sabotaggio negli abissi, secondo un nuovo rapporto. L’allarme arriva mentre diverse navi da ricerca cinesi trascorrono un tempo davvero insolito a perlustrare, almeno in apparenza, proprio le zone dove passano queste infrastrutture. Intanto alcune imbarcazioni commerciali cinesi sono finite sotto indagine per aver tranciato cavi sia nelle acque europee sia in quelle asiatiche.
Va detto che la maggior parte dei danni alla dorsale di Internet nasce da incidenti. Le reti a strascico e le ancore trascinate sul fondale fanno la parte del leone, con tempeste e frane sottomarine a completare il quadro. Le tensioni internazionali e i conflitti aperti hanno però acceso i riflettori sui casi più sospetti. Gli analisti puntano il dito soprattutto su Russia e Cina, accusate di ricorrere a manomissioni e tagli come tattiche di zona grigia, cioè azioni ostili che restano un passo prima dello scontro militare vero e proprio.
La mappa dei punti deboli tra Taiwan, Giappone e Filippine
Una delle valutazioni più recenti arriva da una commissione governativa indipendente che consiglia il Congresso americano sui rapporti economici e di sicurezza con Pechino. Lo studio, affidato al China Strategic Risks Institute di Londra e pubblicato a settembre 2026, ha prodotto un indice di vulnerabilità interattivo che classifica le linee più a rischio e ne mostra i tracciati sulla mappa. Uno strumento del genere potrebbe aiutare a decidere dove piazzare prima i sensori subacquei o le pattuglie di sorveglianza.
Tra i fattori considerati ci sono la profondità dei tracciati e il traffico navale nelle vicinanze. Contano anche la proprietà delle linee, la zona economica esclusiva cinese con le rivendicazioni territoriali più ampie e l’eventuale collegamento con Taiwan. L’isola si governa da sé ma è rivendicata da Pechino, che negli ultimi anni ha intensificato le manovre di navi da guerra e aerei nella zona. Il pericolo più alto si concentra proprio attorno a Taiwan, al Giappone e alle Filippine, anche perché i collegamenti verso gli Stati Uniti attraversano acque basse e rotte commerciali molto trafficate.
Dei dieci cavi transpacifici più esposti, diversi sono ancora in costruzione e vedono quote importanti in mano ad aziende statunitensi. Ci sono il progetto TPU di Google, il cavo ORCA di Meta e il cavo E2A, di cui Verizon è comproprietaria insieme a società di Giappone, Corea del Sud e Taiwan. Tutti e tre compaiono nelle prime cinque posizioni. Secondo gli autori anche un solo guasto serio potrebbe saturare la capacità disponibile sulle rotte dirette tra Stati Uniti, Taiwan, Giappone e Filippine, spostando i dati su percorsi più lenti. Un’interruzione multipla, magari durante una crisi legata a Taiwan, rischierebbe di mettere in ginocchio l’intera capacità transpacifica, con ricadute pesanti su comunicazioni, servizi cloud e mercati finanziari.
Le rotte sospette delle navi cinesi
Nel frattempo le grandi potenze continuano a rafforzare flotte di sottomarini e droni subacquei e a sviluppare tecnologie a duplice uso, come i dispositivi in grado di tagliare i cavi che possono servire tanto per le riparazioni quanto per il sabotaggio. Un altro rapporto, pubblicato a ottobre 2026 dal Center for Strategic and International Studies di Washington, ha analizzato i movimenti di oltre 200 navi da ricerca di vari Paesi tra il 2020 e il 2025. Le unità battenti bandiera cinese sono risultate un’anomalia per il tempo passato vicino alle infrastrutture sottomarine, perfino rispetto alle già attive navi americane e russe. Molte seguivano tracciati tipici dei rilievi accanto ai cavi invece di esplorare aree ricche di minerali.
Il caso più curioso riguarda la nave da ricerca Ke Xue, legata alla Cina, spintasi fino al Mare di Bering. Oltre a osservare con ogni probabilità una base militare americana nelle Aleutine, ha compiuto movimenti simili a un rilievo vicino a Polar Express, cavo di proprietà del governo russo. Un segnale dell’interesse di Pechino per le infrastrutture di Mosca nonostante i solidi legami tra i due Paesi. Vicino a Taiwan pescherecci e mercantili cinesi sono stati coinvolti in vari episodi. Nel 2025 un capitano cinese è stato condannato a tre anni di carcere, il primo caso del genere, dopo che la sua nave aveva calato l’ancora muovendosi a zigzag e danneggiando il cavo che collega Taiwan alle isole Penghu.
Il problema non riguarda solo il Pacifico. Nel Mar Baltico navi legate a Russia e Cina sono state indagate per danni a cavi di comunicazione, linee elettriche e gasdotti, quasi sempre trascinando le ancore per tempi insolitamente lunghi. Un’analisi del 21 ottobre ha contato oltre 500 episodi di pescherecci russi fermi vicino ai cavi che collegano il Regno Unito al resto del mondo, alcuni intenti a seguirne i tracciati. Quest’anno i Paesi NATO hanno inoltre affrontato sottomarini russi che si esercitavano a disattivare cavi con una nuova tecnologia nelle acque artiche vicino alla Norvegia. L’Iran, dal canto suo, ha più volte minacciato di far pagare alle aziende tecnologiche americane i cavi che corrono sotto lo Stretto di Hormuz e ha preparato piani per colpirli, nel quadro della guerra iniziata a febbraio 2026 con l’attacco di Stati Uniti e Israele.
Fonte: TecnoAndroid


