Il fascino del Casio G-Shock non accenna a diminuire, anzi sembra crescere proprio nel momento in cui ci si aspetterebbe il contrario. Quegli orologi digitali nati negli anni ’80, robusti e senza pretese, stanno vivendo una seconda giovinezza. O forse, a dirla tutta, non sono mai davvero usciti di scena. C’è chi sceglie volutamente di mettere da parte sensori sofisticati e funzioni iper moderne per tornare a un oggetto che non chiede ricariche e che resiste per anni senza fare storie. Eppure anche un mondo così tradizionale non poteva restare immune dal modding. E infatti il fenomeno è arrivato pure qui, con risultati che sorprendono.
La scheda custom che cambia le carte in tavola
L’esempio più recente riguarda proprio il glorioso G-Shock, uno degli orologi digitali più riconoscibili in circolazione. Il merito va a una scheda elettronica completamente ridisegnata da David Volovskiy, che permette a questo modello storico di fare cose ben oltre quanto previsto in fabbrica.
Il funzionamento è interessante perché la nuova scheda nasce come sostituzione diretta dell’elettronica originale. Niente adattamenti improvvisati, va proprio a rimpiazzare il cuore del dispositivo. A completare il quadro c’è un firmware open source sviluppato apposta per l’occasione. Una volta che il tutto è installato, l’orologio cambia pelle e si trasforma in qualcosa di molto più versatile.
Le applicazioni aggiuntive sono diverse e coprono ambiti piuttosto vari. Si va da un contapassi alla visualizzazione delle fasi lunari, passando per il calcolo degli orari di alba e tramonto. C’è anche la lettura dei valori che arrivano dal termometro interno, una funzione tutt’altro che banale per un orologio di questo tipo.
E poi arriva la parte che strappa un sorriso. Sulla scheda trovano spazio pure alcuni giochi integrati, ovviamente in versione ridotta all’osso. Tra questi spuntano una variante semplificata di Blackjack e perfino una versione di Wordle, il celebre gioco di parole. Roba che nessuno si aspetterebbe di trovare sul polso, dentro un orologio che fino a poco prima sapeva fare ben poco oltre a segnare l’ora. Il bello di operazioni come questa sta proprio nello spirito che le anima. Prendere un oggetto amatissimo, lasciarne intatta l’anima e l’estetica, e infilarci dentro funzioni che fino a ieri erano impensabili. Senza stravolgere nulla di ciò che lo ha reso un’icona.