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Filmati espliciti al posto degli spot su strade e autostrade. È quanto accaduto in diversi Paesi, dove un gruppo di hacker è riuscito a pubblicare contenuti pornografici sui cartelloni pubblicitari digitali, sostenendo che l’operazione sia stata “fin troppo facile”. Le segnalazioni arrivano da Egitto, Malesia e Brasile, e lo scenario ha i tratti di una nuova stagione degli attacchi informatici, meno legata ai dati personali e molto più visibile agli occhi di chiunque passi per strada.
A rivendicare le incursioni è un gruppo che si fa chiamare Leakers$. I suoi membri hanno spiegato di aver sfruttato un software impiegato per l’invio dei contenuti ai display a LED, quegli schermi luminosi che ormai sostituiscono i vecchi manifesti di carta in molte città. Il dettaglio non è secondario, perché cambia completamente la natura dell’attacco e la sua possibile estensione.
Nessuno schermo violato, il bersaglio era il software
Secondo quanto ricostruito dagli esperti di Malwarebytes, il gruppo non avrebbe forzato i singoli impianti uno per uno. “Il gruppo ha affermato di non aver hackerato i singoli cartelloni pubblicitari per mostrare i filmati pornografici, ma di aver avuto accesso al software utilizzato per inviare i contenuti”, hanno chiarito gli specialisti. In pratica i responsabili hanno agito a monte, sul sistema che decide cosa compare sugli schermi, e non sugli schermi stessi.
Uno degli episodi più eclatanti riguarda proprio l’Egitto. “Ad esempio, il 29 ottobre, un filmato esplicito è apparso su un grande cartellone pubblicitario che si affacciava su una delle autostrade più trafficate dell’Egitto”, hanno raccontato gli esperti. Un’immagine difficile da ignorare per migliaia di automobilisti, comparsa su un impianto pensato per attirare lo sguardo di chi viaggia.
C’è poi un altro elemento che rende la vicenda ancora più delicata. In un’intervista, uno dei rappresentanti di Leakers$ ha dichiarato che il gruppo ha individuato migliaia di sistemi vulnerabili in appena due ore di scansione automatizzata. Una delle falle, stando alle sue parole, consentirebbe di entrare con grande facilità passando dalle pagine web e dalle interfacce degli stessi sistemi di gestione.
Le tre falle che hanno aperto la porta agli attacchi
Se la descrizione fornita dal portavoce del gruppo fosse accurata, si spiegherebbe la disinvoltura con cui sono stati diffusi i contenuti pornografici sui cartelloni pubblicitari. Gli analisti di Malwarebytes hanno suddiviso le vulnerabilità sfruttate da questi cybercriminali in tre grandi categorie, ognuna con conseguenze precise.
La prima riguarda l’esposizione a Internet. Quando i sistemi di gestione sono raggiungibili dalla rete diventano anche facili da individuare. Gli aggressori non hanno bisogno di avvicinarsi fisicamente agli schermi, perché possono semplicemente scansionare le piattaforme accessibili online e trovare quelle meno protette.
La seconda criticità tocca le falle ripetute nel software. Se lo stesso programma viene adottato su più installazioni, scoprire un singolo difetto può aprire possibilità ben più ampie di un unico cartellone. Un errore replicato su decine o centinaia di impianti moltiplica di fatto la portata dell’intrusione.
La terza, forse la più importante, è l’accesso alla gestione dei contenuti, che rappresenta il vero obiettivo finale. Chiunque riesca a prendere il controllo del sistema di pubblicazione degli annunci potrebbe sostituire i messaggi legittimi con materiale di qualsiasi tipo, senza dover mai intervenire direttamente sullo schermo.
Fonte: TecnoAndroid


