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A Frosinone i carabinieri hanno trovato una carta d’identità elettronica con il chip NFC manomesso, e non si tratta di un caso isolato. L’episodio ciociaro si aggiunge a una lista che si allunga settimana dopo settimana e che riguarda documenti originali, rilasciati regolarmente, ma alterati in un punto ben preciso. Proprio quello che dovrebbe renderli più sicuri. La vicenda viene già indicata come la truffa del microchip e il controllo nel capoluogo laziale è soltanto l’ultimo tassello di un fenomeno che sta preoccupando le forze dell’ordine.
Il copione è sempre lo stesso e si ripete con una regolarità che fa riflettere. Durante una normale verifica gli agenti chiedono i documenti e si ritrovano tra le mani una CIE autentica, senza segni evidenti di falsificazione a prima vista. Poi però emerge un dettaglio decisamente bizzarro.
Un buco al posto del chip
Sulla tessera, nel punto in cui dovrebbe trovarsi il microchip, c’è soltanto un foro. Nella quasi totalità dei casi è stato realizzato con un trapano, un intervento grossolano e per nulla sofisticato che però basta a eliminare la componente elettronica del documento. Il supporto in plastica resta integro e conserva l’aspetto di una carta valida, mentre la parte tecnologica sparisce del tutto. Il chip NFC è l’elemento che distingue la carta d’identità elettronica dai vecchi documenti cartacei. È lì che vengono custoditi i dati del titolare in forma digitale, leggibili senza contatto attraverso dispositivi appositi. Toglierlo significa rendere impossibile quel tipo di lettura e lasciare in circolazione un documento che, a un’occhiata superficiale, sembra perfettamente in regola. Ed è proprio questa apparente normalità a rendere la pratica insidiosa, perché la manomissione salta fuori solo quando qualcuno osserva la tessera con attenzione.
Il fatto che si parli di carte d’identità elettroniche clonate o comunque alterate dà la misura di quanto il problema venga preso sul serio. Il documento resta originale nella sostanza materiale, ma privato della sua funzione principale perde gran parte del valore come strumento di riconoscimento affidabile. Per chi effettua i controlli la questione diventa delicata, dato che ci si trova davanti a una tessera vera, emessa dallo Stato, eppure compromessa.
Casi segnalati dal Veneto alla Sicilia
La vicenda di Frosinone non è confinata a una singola zona del Paese. Le segnalazioni di carte d’identità elettroniche manomesse arrivano ormai da tutta Italia, dal Nord al Sud, con episodi registrati dal Veneto fino alla Sicilia. Una diffusione così ampia lascia intendere che non si tratti di iniziative sporadiche di pochi soggetti, ma di una pratica che si sta propagando in territori molto distanti tra loro.
Il quadro che emerge è quello di un fenomeno in crescita, con i casi che si moltiplicano e le forze dell’ordine che si imbattono sempre più spesso in documenti con lo stesso identico difetto. Ogni nuovo ritrovamento conferma lo schema già osservato altrove, con la tessera intatta all’esterno e il vuoto lasciato dalla punta del trapano al posto della componente elettronica. Anche nel capoluogo ciociaro tutto è partito da un’operazione di routine. I carabinieri hanno chiesto i documenti, come avviene durante qualsiasi verifica, e tra quelli esibiti è spuntata la CIE con il chip NFC rimosso, l’ennesima di una serie che ormai attraversa l’intera penisola.
Fonte: TecnoAndroid


