La Carta d’Identità Elettronica doveva essere il simbolo di una pubblica amministrazione finalmente al passo coi tempi, eppure i numeri raccontano una storia diversa. Sette italiani su dieci continuano a tenersi alla larga dai siti della PA, e questo dice parecchio sullo stato reale della digitalizzazione nel nostro Paese. La recente decisione di prorogare la validità della vecchia Carta d’Identità Cartacea oltre la scadenza fissata al 3 agosto 2026 è il segnale più chiaro che qualcosa, nel meccanismo, si è inceppato.
Una proroga che racconta più di quanto sembri
Sulla carta la mossa appariva quasi di facciata, una scadenza sbandierata con una certa enfasi e poi rimandata. Nella sostanza, però, si tratta di una misura tampone, niente di più. Serve a tenere in piedi un sistema anagrafico che, sotto il peso delle richieste, ha cominciato a scricchiolare. Gli sportelli si sono ritrovati congestionati, le code si sono allungate, e i cittadini che speravano in un passaggio rapido al digitale hanno finito per scontrarsi con tempi d’attesa e procedure tutt’altro che fluide.
Il problema non è solo tecnico. C’è una questione di fiducia, di abitudine, persino di pazienza. Quando un servizio online si rivela complicato da usare o poco affidabile, la reazione più naturale è tornare allo sportello fisico, magari brontolando ma con la certezza di portare a casa il risultato. Ed è esattamente quello che sta succedendo con la Carta d’Identità Elettronica, pensata per semplificare la vita e finita invece per generare un nuovo tipo di frustrazione.
Perché il digitale fatica a decollare
I dati parlano chiaro e non lasciano molto spazio alle interpretazioni ottimistiche. Se il 70 per cento degli italiani non mette piede nei portali della pubblica amministrazione, il motivo va cercato in un’esperienza utente che, evidentemente, non convince. La PA italiana ha investito in strumenti digitali, ma la promessa di un sistema più snello si scontra con una realtà fatta di interfacce poco intuitive, passaggi macchinosi e una percezione diffusa di scarsa affidabilità. La proroga della carta cartacea, in questo senso, funziona come una valvola di sfogo. Permette di alleggerire la pressione sul sistema anagrafico e di guadagnare tempo, ma non risolve il nodo di fondo. Gli utenti restano insoddisfatti, gli sportelli continuano a ricevere flussi consistenti di persone, e la transizione verso il digitale procede a rilento, tra buoni propositi e difficoltà pratiche.