Cannibalismo cosmico non è un’espressione che si usa tutti i giorni, eppure descrive piuttosto bene quello che starebbe accadendo nel cuore della costellazione dell’Idra. Lì, a una distanza che oscilla tra circa 850 e 955 mila miliardi di chilometri dalla Terra, una coppia di stelle sta mettendo in difficoltà alcune delle certezze che gli astrofisici credevano solide. A scoprirlo è stato un gruppo di ricercatori dell’Università Tecnica della Danimarca, che ha individuato un’anomalia chimica tanto evidente quanto difficile da spiegare nel sistema binario HD 81809.
In pratica, una delle due stelle sembra aver inghiottito i pianeti che le orbitavano attorno, modificando la propria composizione rispetto alla gemella. E non è un dettaglio da poco, perché va contro quasi tutto quello che pensavamo di sapere su come queste stelle vivono e invecchiano.
Due gemelle che non si somigliano più
Le regole classiche sull’evoluzione stellare dicono una cosa abbastanza semplice: i sistemi binari nascono insieme, dalla stessa nube di gas, nello stesso momento. Per questo le due componenti dovrebbero avere una chimica quasi identica, come due fratelli usciti dalla stessa cucina. Qui, invece, le cose stanno diversamente. La stella HD 81809B, ancora nel pieno della sua esistenza, mostra caratteristiche molto distanti da quelle della sorella maggiore HD 81809A, che ha ormai esaurito l’idrogeno ed è arrivata alle ultime fasi della sua vita.
Andando a guardare i dati nel dettaglio, gli scienziati hanno notato che la stella più piccola contiene una quantità di ferro superiore di circa 3,7 volte rispetto alla compagna. In più, una dose massiccia di litio. Da dove arriva una differenza così marcata? L’ipotesi più convincente è che l’astro abbia, col tempo, fagocitato corpi rocciosi ricchi di metalli, silicio e magnesio. Mondi non troppo diversi, in fondo, dal nostro pianeta.
Un’impronta digitale lasciata sulla scena
Quando questi pianeti spiraleggiano verso l’interno fino a venire assorbiti, gli strati esterni della stella cambiano composizione e lasciano tracce ben visibili ai telescopi. Una specie di impronta digitale del delitto, per restare in tema. A rafforzare questa ricostruzione c’è anche un disco di detriti che circonda il sistema, segnale che qualcosa, in quella zona, si è frantumato.
Solo che il quadro non è così pulito come sembra. I modelli informatici aprono un mistero dentro il mistero: per giustificare tutto quel ferro, la stella avrebbe dovuto digerire tra i 25 e i 75 pianeti di dimensioni terrestri. Un banchetto notevole. Il problema è il litio. Questo elemento si distrugge in fretta, quindi la sua forte presenza indica un evento piuttosto recente. E se davvero la stella avesse inghiottito tutti quei pianeti, i livelli di litio dovrebbero essere molto più alti di quelli misurati.
Da qui la discrepanza nei calcoli. Per far quadrare i conti con il litio, la massa dei detriti assorbiti dovrebbe essere inferiore a sei volte quella della Terra. Numeri che, messi accanto ai 25 o 75 pianeti necessari per spiegare il ferro, faticano a stare insieme.
I ricercatori, che hanno pubblicato lo studio sulla rivista arXiv, avanzano un paio di possibilità: forse la stella ha inghiottito pianeti dalla composizione chimica davvero insolita, oppure l’assorbimento è stato selettivo, cioè ha trattenuto alcuni elementi e ne ha lasciati indietro altri. Nessuna delle due spiegazioni, per ora, chiude del tutto il cerchio. Il sistema HD 81809 resterà sotto osservazione, perché serviranno altri dati per capire cosa sia successo davvero là fuori, a centinaia di mila miliardi di chilometri da qui.