I camion elettrici stanno per diventare il nuovo terreno di conquista della Cina, che dopo aver dominato il mercato delle auto a batteria vuole ripetere lo stesso copione nel trasporto pesante. Non è un’ipotesi campata in aria. Pechino ci sta lavorando da anni, con politiche industriali mirate, tecnologia sempre più matura e una domanda che ormai arriva da mezzo mondo. L’idea è semplice quanto ambiziosa: prendere un settore ancora legato a doppio filo al diesel e trasformarlo in uno dei pilastri della mobilità a zero emissioni.
I numeri che Pechino ha messo nero su bianco parlano chiaro. Entro il 2030 il 40% dei nuovi camion pesanti venduti in Cina dovrà essere a nuova energia, mentre oltre l’80% dei mezzi usati sulle tratte brevi nell’area della capitale dovrà viaggiare a elettricità. Chi ha buona memoria noterà una certa somiglianza con quanto accaduto oltre dieci anni fa per le vetture, quando il target fissato era il 20% di mercato per le auto a nuova energia entro il 2025. Quel traguardo è stato polverizzato: nel 2024 più della metà delle nuove auto vendute nel Paese era già elettrica o ibrida plug in, e oggi la quota ha superato il 60%.
Cina: la strategia e il ruolo di Sany
La stessa traiettoria si sta disegnando anche per i mezzi pesanti. Nel 2025 circa un quarto dei camion venduti in Cina era elettrico, un dato che ha contribuito a raddoppiare le vendite mondiali del segmento superando quota 400.000 unità. Merito soprattutto del crollo dei prezzi delle batterie e di costi di gestione ormai competitivi rispetto al diesel. In diversi casi il costo complessivo di un camion elettrico su cinque anni ha raggiunto la parità con quello di un mezzo tradizionale, rendendo il passaggio conveniente anche per chi fa logistica di mestiere.
Nel corso del 2026 il rincaro del petrolio e dei trasporti marittimi ha dato una spinta ulteriore alla domanda estera di camion made in China. Un caso su tutti: il costruttore Sany ha ricevuto da un cliente straniero l’ordine di consegnare entro fine giugno circa 880 camion elettrici, il lotto più grande mai esportato dalla Cina secondo l’azienda stessa. Fino a pochi mesi prima si pensava che l’adozione dei mezzi pesanti elettrici fuori dai confini cinesi avrebbe richiesto tre o cinque anni, ma il caro diesel ha ribaltato le previsioni. E questo nonostante fuori dalla Cina un camion elettrico costi in media almeno il doppio di uno diesel.
La forza cinese sta anche nell’integrazione verticale della filiera. Sany, arrivata nel mondo elettrico appena cinque anni fa, ha già smesso di vendere camion diesel sul mercato interno e possiede a Changsha uno stabilimento super automatizzato capace di sfornare fino a 300.000 camion all’anno, con componenti realizzati quasi interamente in casa. Nel frattempo altri colossi come BYD e i produttori di batterie come CATL stanno allargando la loro presenza con fabbriche in Asia, Europa e nelle Americhe.
Incentivi, risparmi e un mercato quasi tutto cinese
C’è poi un altro aspetto interessante. La diffusione dei camion elettrici è anche una risposta alla volatilità dei mercati energetici. Nel 2025 le vendite di camion pesanti elettrici in Cina sono cresciute del 182%, arrivando a 231.100 unità, e nel solo mese di dicembre i modelli a nuova energia hanno superato per la prima volta quelli diesel, arrivando al 54% delle immatricolazioni.
A spingere ci pensano gli incentivi pubblici, batterie sempre più performanti e infrastrutture di ricarica pensate per i grandi mezzi. Alcune province come lo Shanxi mettono sul piatto contributi fino a 140.000 yuan per acquistare un camion elettrico, più agevolazioni fiscali sul noleggio delle batterie. E il risparmio si vede: un camion elettrico per il trasporto del carbone percorre un chilometro con circa 1,6 yuan, contro i 3 o 3,5 yuan del solo carburante di un diesel.
Il risultato è che oggi la Cina controlla il mercato globale del comparto. I costruttori cinesi rappresentano circa l’80% delle vendite mondiali di camion elettrici, mentre Europa, Stati Uniti e India restano fermi al palo con quote sotto l’1% del mercato dei mezzi pesanti. Politiche industriali, controllo della filiera delle batterie e capacità produttiva enorme potrebbero permettere ai marchi cinesi di rifare con i camion quello che hanno già fatto con le auto.