La rivalità tra Apple e OpenAI ha smesso di essere una questione di sguardi in cagnesco per trasformarsi in qualcosa di molto più serio, con una denuncia che porta sul tavolo accuse pesanti riguardo al presunto furto di segreti commerciali. Quella che sembrava una collaborazione cordiale tra due colossi della tecnologia adesso ricorda parecchio le battaglie che negli anni Ottanta e Novanta vedevano protagoniste Apple e Microsoft, con i due contendenti pronti a lanciarsi frecciate a ogni occasione.
Le prime crepe erano già visibili da qualche mese. OpenAI si sentiva presa in giro dall’accordo stretto con Apple per rendere ChatGPT raggiungibile direttamente da Siri. La società guidata da Sam Altman contava su un’ondata di nuovi abbonamenti a ChatGPT Plus che, semplicemente, non è mai arrivata come sperato. Ora però le parti si sono invertite ed è Apple a passare al contrattacco con una causa legale che potrebbe diventare uno dei procedimenti più chiacchierati del momento tra due giganti del settore.
Apple contro OpenAI: solo la punta dell’iceberg
Tutto parte dai continui passaggi di dipendenti da Cupertino verso l’azienda di intelligenza artificiale. Pochi giorni fa se ne è aggiunto un altro, l’ennesimo lavoratore della mela morsicata approdato tra le fila di OpenAI. Cambiare azienda non è certo un reato, ci mancherebbe. Il problema, secondo Apple, è cosa questi dipendenti si portavano dietro nel trasloco.
La denuncia è dura e non usa mezzi termini. Apple sostiene che alcuni lavoratori avessero con sé segreti commerciali, portati via su pressione della stessa OpenAI. Si arriva addirittura ad accusare la società di aver spinto certi candidati, ancora regolarmente impiegati a Cupertino, a presentarsi ai colloqui con componenti, prototipi o documentazione interna. Non casi isolati, precisa la denuncia, ma un vero e proprio schema coordinato per mettere le mani su informazioni riservate, con il coinvolgimento di dirigenti di alto livello e partner commerciali. E qui arriva la frase che pesa più di tutte, quella in cui Apple parla apertamente di segreti commerciali come della sola punta dell’iceberg, lasciando intendere che ci sia ben altro da tirare fuori in sede giudiziaria.
Nel mirino gli ex capi del design
Secondo Apple queste informazioni sarebbero servite ad accelerare lo sviluppo della nuova divisione hardware guidata da Tang Tan, che in passato ha ricoperto il ruolo di vicepresidente del design di prodotto proprio a Cupertino. In mezzo a questa vicenda potrebbe finirci anche io Products, l’azienda fondata da Sam Altman insieme a Jonathan Ive, storico responsabile del design di Apple. L’obiettivo dichiarato era creare hardware basato sull’intelligenza artificiale e, una volta acquisita da OpenAI, il sospetto è che pure lì possano essere finite informazioni riservate della mela.
La richiesta di Apple va oltre il semplice risarcimento economico. Cupertino pretende che OpenAI distrugga qualsiasi materiale proprietario ottenuto in modo scorretto e, se necessario, riprogetti i futuri prodotti hardware che potrebbero aver tratto vantaggio da quelle informazioni confidenziali. L’azienda chiede inoltre un processo con giuria davanti a un tribunale federale della California.