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Un buco nero può davvero dividersi in due? La domanda sembra quasi una provocazione, eppure un recente studio ha provato ad affrontarla seriamente, ipotizzando che questi oggetti estremi possano in certe condizioni frammentarsi. Il punto da chiarire subito però è che si tratta soltanto di un’ipotesi teorica. Non esistono osservazioni che la confermino e il quadro fisico che la renderebbe possibile è circondato da vincoli molto severi.
Per capire perché l’idea suscita interesse bisogna partire da ciò che gli astronomi conoscono meglio. Negli ultimi anni i buchi neri sono stati osservati soprattutto mentre si uniscono tra loro, un processo violentissimo che lascia una firma precisa nello spaziotempo. Sono le onde gravitazionali, increspature captate dagli strumenti più sensibili mai costruiti, che hanno trasformato la fusione di due buchi neri in un evento quasi familiare per chi segue la ricerca. Due oggetti si avvicinano, ruotano uno attorno all’altro sempre più in fretta e alla fine diventano uno solo. Il percorso è stato documentato più volte e rappresenta ormai uno dei capitoli più solidi dell’astrofisica contemporanea.
Il percorso inverso che incuriosisce i fisici
La domanda che si sono posti i fisici autori del lavoro è semplice da formulare ma decisamente complicata da trattare. Se due buchi neri possono fondersi in un unico corpo, è pensabile anche il cammino opposto? In altre parole un singolo buco nero potrebbe separarsi e dare origine a due oggetti distinti?
Messa così la questione ribalta l’immagine abituale che si ha di queste strutture cosmiche. Un buco nero viene di solito descritto come qualcosa che inghiotte, accumula e cresce, non certo come un’entità capace di spezzarsi. Ed è proprio questo contrasto a rendere la proposta affascinante. Lo studio non sostiene che il fenomeno avvenga davvero nell’universo. Si limita piuttosto a esplorare se, almeno sulla carta, le leggi della fisica lascino aperto uno spiraglio per una simile frammentazione. Va sottolineato che parlare di possibilità teorica non equivale affatto a parlare di scoperta. Molte idee in fisica nascono così, come esercizi rigorosi che mettono alla prova i modelli esistenti e ne cercano i punti deboli. Alcune trovano conferma col tempo, altre restano confinate nei calcoli. Questa, per ora, appartiene saldamente alla seconda categoria.
Limiti severi e nessuna prova concreta
Il nodo principale riguarda i limiti fisici che accompagnano l’ipotesi. Secondo quanto emerge dal lavoro, la divisione di un buco nero in due parti non sarebbe affatto un processo libero da condizioni. Al contrario incontrerebbe ostacoli importanti, tanto da rendere lo scenario estremamente vincolato anche nella sua forma più teorica. Non basta immaginare che un oggetto si spezzi, occorre che tutto torni con le regole che governano la gravità e la materia in condizioni così estreme.
A questo si aggiunge l’assenza totale di riscontri osservativi. Mentre le fusioni hanno lasciato tracce misurabili grazie alle onde gravitazionali, nessun segnale finora rilevato indica che un buco nero si sia mai diviso. La differenza è sostanziale, perché da una parte c’è un fenomeno documentato e dall’altra un’idea che vive soltanto nelle equazioni dei ricercatori.
Il valore dello studio sta quindi nella domanda che pone più che nelle risposte che fornisce. Chiedersi se un buco nero possa frammentarsi significa spingere i modelli attuali fino ai loro confini, un esercizio utile anche quando il risultato non porta a conclusioni definitive. Al momento la possibilità che un buco nero si separi in due oggetti distinti rimane un’ipotesi teorica, legata a vincoli fisici rigidi e priva di qualsiasi prova.
Fonte: TecnoAndroid


