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Bolla AI, la BCE lancia l’allarme: 440 miliardi a rischio

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l timore di una nuova bolla speculativa legata all’intelligenza artificiale è arrivato anche dentro le stanze della Banca Centrale Europea, dove cinque economisti hanno messo nero su bianco un ragionamento che suona come un campanello d’allarme. Le valutazioni di mercato delle società che ruotano attorno all’AI hanno toccato livelli mai registrati prima, e il paragone che viene tirato fuori è quello con la stagione delle dot com, quella che si gonfiò a fine anni Novanta per poi sgonfiarsi rovinosamente all’inizio del decennio successivo. Non è un sospetto isolato, visto che perfino il numero uno di Google non ha escluso che le cose possano andare in quella direzione.

Il ragionamento degli economisti della BCE parte da un dato storico piuttosto solido. Ogni volta che arriva una tecnologia capace di cambiare le regole del gioco, dall’elettricità alla radio fino a Internet, succede più o meno sempre la stessa cosa. Gli investimenti si moltiplicano, i titoli delle aziende coinvolte salgono a velocità impressionante e per un po’ sembra che nessuno possa perderci. Poi, come è accaduto con le società dot com, il valore azionario può crollare nel giro di pochissimo tempo. Ed è esattamente lo scenario che oggi viene associato a una possibile bolla AI.

Le Magnifiche 7 e i 440 miliardi di euro delle famiglie europee

Per capire quanto peserebbe un contraccolpo del genere sul Vecchio Continente, la BCE ha preso in esame le azioni delle cosiddette Magnifiche 7, ovvero Alphabet, Amazon, Apple, Tesla, Meta, Microsoft e NVIDIA. Tutte, in un modo o nell’altro, lavorano su tecnologie di intelligenza artificiale, con Tesla che rientra nel discorso attraverso la “sorella” SpaceX, la stessa che ha in programma la produzione di chip per server AI nella Terafab. Sono aziende che bruciano miliardi ogni anno e che, proprio per questo, continuano ad attirare nuovi capitali.

Il punto delicato è chi ci rimetterebbe davvero in caso di scoppio. Le grandi società e le banche d’investimento hanno le spalle abbastanza larghe da assorbire il colpo e recuperare le perdite nel tempo. Per i piccoli risparmiatori il discorso cambia radicalmente. L’esposizione delle famiglie europee alle Magnifiche 7 ammonta a circa 440 miliardi di euro, incanalati soprattutto attraverso fondi comuni ed ETF. Il dettaglio che rende il quadro più scomodo è che gran parte di questi investitori non è nemmeno consapevole del rischio che si sta portando in casa. E non finisce qui, perché anche assicurazioni e fondi pensione risultano parecchio esposti sugli stessi titoli.

Gli investimenti nell’intelligenza artificiale non accennano a frenare

Nonostante l’avvertimento, sul fronte della spesa non si vede nessun segnale di raffreddamento. Anzi, il ritmo sembra semmai accelerare. NVIDIA ha annunciato di recente che metterà sul piatto l’equivalente di circa 95 miliardi di euro per sostenere la costruzione di un nuovo data center in Ohio, struttura che sarà gestita da SB Energy, sussidiaria di SoftBank Group. L’impianto verrà utilizzato da OpenAI per vent’anni, un contratto di durata tale da dare l’idea di quanto lunga sia la scommessa che l’industria sta facendo sull’infrastruttura di calcolo. È questa combinazione a preoccupare chi guarda i numeri dall’esterno. Da un lato valutazioni che corrono, dall’altro impegni di spesa colossali con orizzonti temporali lunghissimi, e in mezzo una platea di risparmiatori europei che ha una fetta consistente del proprio patrimonio agganciata a un pugno di titoli tecnologici. Gli economisti della BCE non parlano di certezze, ma di un rischio concreto che ha già lasciato tracce ben visibili nella storia dei mercati finanziari.

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