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Ben Affleck e i reshoot di Justice League: il punto più basso

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Ben Affleck ha definito i reshoot di Justice League il peggior momento della sua carriera, e lo ha fatto senza troppi giri di parole. L’attore, che ha vestito i panni di Bruce Wayne/Batman nei film dell’Universo DC avviato da Zack Snyder, è tornato su una delle vicende più tormentate del cinema recente. Al centro del suo racconto c’è un set in cui lo studio e il regista avevano smesso di andare nella stessa direzione.

La storia comincia nove anni fa, quando Justice League arriva nelle sale nel 2017. Snyder fu costretto a lasciare la postproduzione dopo il suicidio della figlia e Warner Bros. affidò il lavoro a Joss Whedon, già regista di The Avengers (2012) e Avengers: Age of Ultron (2015). Il cambio di guida stravolse tono e montaggio al punto che i fan cominciarono a chiedere a gran voce sui social la versione originale. Quel montaggio arrivò quattro anni più tardi con Zack Snyder’s Justice League (2021), un film di quattro ore. I problemi però non si erano visti soltanto sullo schermo ma anche dietro la macchina da presa.

Le parole di Ben Affleck sul set di Justice League

Ospite del podcast Happy Sad Confused, Ben Affleck ha spiegato che quell’esperienza fu molto negativa per diverse ragioni. Alcune erano legate alla sua situazione personale, altre alla tragedia avvenuta proprio in quel periodo. Secondo l’interprete di Batman quel set mostrò esattamente come non si dovrebbe realizzare un film, con lo studio in disaccordo con il regista. Un errore che ha definito senza mezzi termini madornale.

Allo stesso tempo l’attore si è detto davvero felice che Snyder sia riuscito a far uscire la propria versione. Gli è sembrato un peccato che il cineasta fosse stato allontanato dal progetto, e proprio quelle riprese aggiuntive rappresentano per lui il punto più basso di tutta la carriera.

Il passaggio più duro riguarda però il modo in cui lo studio si liberò del regista. Per Affleck la morte per suicidio di una persona mette in ombra qualsiasi altra cosa, e averla sfruttata come pretesto per sostituire Snyder è stata una delle cose più ripugnanti a cui abbia mai assistito. Ai reshoot non aveva assistito direttamente, ma dai racconti di seconda mano degli altri attori l’atmosfera era vissuta come qualcosa di disgustoso. In quel periodo, ha ammesso, beveva troppo e stava attraversando il divorzio. Una fase complicata sul piano personale che però, a suo dire, non ha avuto ripercussioni sul film.

Incassi, polemiche e il nuovo Universo DC

Justice League incassò 661,3 milioni di dollari in tutto il mondo, circa 610 milioni di euro. Una cifra modesta per un’epoca in cui i cinecomic erano molto popolari e rappresentavano quasi un successo garantito al botteghino. Le difficoltà non riguardarono soltanto il risultato finale, lontanissimo dal tono dei capitoli precedenti della saga, ma anche lo stesso Whedon. Anni dopo l’uscita in sala, mentre Snyder dava forma al suo montaggio, il regista fu accusato di abuso di potere durante la produzione da Ray Fisher, interprete di Victor Stone/Cyborg. Anche Gal Gadot, che ha prestato il volto a Diana/Wonder Woman, ha raccontato che lavorare con lui non è stata la migliore delle esperienze.

Nel frattempo l’Universo DC ha voltato pagina con un reboot nell’estate del 2025. James Gunn è oggi il direttore creativo dello studio e ha fatto tabula rasa con Superman (2025), film da lui scritto e diretto che ha presentato un nuovo Clark Kent. A raccogliere il mantello è stato David Corenswet dopo l’uscita di scena di Henry Cavill.

Dopo Superman la franchise è proseguita quest’anno con Supergirl, interpretato da Milly Alcock, che si è rivelato un pesante flop sia per la critica sia al botteghino. Il 23 ottobre arriverà una nuova occasione con Clayface, diretto da James Watkins e con protagonista Tom Rhys Harries. La prossima estate toccherà invece a Man of Tomorrow, il sequel di Superman, ancora una volta con Gunn dietro la macchina da presa.

Fonte: TecnoAndroid

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