La batteria dello smartphone resta uno dei crucci più comuni per chiunque abbia un telefono in tasca, e nonostante i passi avanti fatti dai produttori il problema è sempre lì. Display più luminosi, processori che macinano calcoli a ritmo serrato e funzioni sempre più raffinate mettono sotto pressione le celle agli ioni di litio, che continuano a scaricarsi più in fretta di quanto vorremmo. La buona notizia è che esistono cinque piccoli accorgimenti, alcuni parecchio conosciuti e altri meno, capaci di allungare l’autonomia e di preservare la salute della batteria nel tempo.
I consigli classici li conoscono un po’ tutti. Abbassare la luminosità dello schermo, chiudere le applicazioni che girano in background. Roba utile, per carità, ma ci sono impostazioni meno battute che fanno la loro parte. Alcune sfruttano il modo in cui funzionano i pannelli OLED e le batterie moderne, altre danno benefici più modesti ma sommati agli altri contano. Vale la pena controllarle soprattutto quando si configura un dispositivo appena acquistato.
Modalità scura, ricarica all’80% e display a 60 Hz
Il primo intervento riguarda la modalità scura. Sugli schermi OLED ogni pixel produce luce per conto suo, e quando deve mostrare il nero resta praticamente spento. Più l’interfaccia usa toni scuri, meno energia consuma il display. Su Android basta andare in Impostazioni, poi Schermo, quindi Tema scuro e programmare l’attivazione automatica al tramonto. Su iPhone il percorso è Impostazioni, Schermo e luminosità, poi Automatico. In più affatica meno la vista di sera.
C’è poi la mossa che sul lungo periodo pesa di più, ovvero limitare la ricarica all’80%. Le batterie agli ioni di litio si consumano coi cicli di ricarica, e la fetta finale tra 80 e 100 per cento è quella che stressa maggiormente le celle. Fermarsi prima significa rinunciare a un pizzico di autonomia giornaliera, ma rallentare l’usura naturale. Su Android la funzione si chiama Protezione batteria o Carica ottimizzata, sugli smartphone Samsung più recenti sta in Impostazioni, Batteria, Protezione batteria. Su iPhone invece si trova sotto Batteria, Stato e ricarica della batteria, con la voce Ricarica ottimizzata.
Chi punta al massimo dell’autonomia può bloccare il display a 60 Hz. Le frequenze a 90 o 120 Hz rendono lo scorrimento più fluido ma fanno lavorare di più schermo e chip grafico. Su Android il percorso è Impostazioni, Display, Frequenza di aggiornamento. Sui modelli Pro con ProMotion, su iPhone, si attiva Limita frequenza fotogrammi dentro Accessibilità, Movimento.
Animazioni ridotte e Always-On Display spento
Le animazioni dell’interfaccia sono gradevoli ma richiedono un lavoretto extra al processore grafico. Ogni apertura di app o transizione tra schermate comporta calcoli. Il risparmio energetico qui è modesto, sia chiaro, però sui telefoni datati può rendere il sistema più reattivo. Su Android bisogna sbloccare le Opzioni sviluppatore toccando più volte Numero build in Informazioni sul telefono, poi impostare a 0,5x le tre scale di animazione. Su iPhone basta attivare Riduci movimento in Accessibilità.
Ultimo accorgimento, disattivare l’Always-On Display. Mostra orologio e notifiche a telefono bloccato, e sui pannelli OLED consuma poco perché gran parte dei pixel resta spenta. Il controller del display però lavora comunque e tiene alcuni componenti sempre attivi. Spegnerlo aiuta lo smartphone a scivolare più facilmente negli stati di risparmio energetico. Su Android si trova in Schermata di blocco o Display, su iPhone nei modelli compatibili sotto Schermo e luminosità.
Non tutti questi trucchi incidono allo stesso modo. Il limite all’80% serve soprattutto a preservare la capacità negli anni, più che ad allungare la singola carica. Ridurre la frequenza del display e spegnere l’Always-On sono invece le modifiche che si notano di più nell’uso di tutti i giorni. La modalità scura aiuta sugli schermi OLED, mentre le animazioni ridotte incidono poco sui consumi ma velocizzano i dispositivi meno recenti. Pochi minuti in tutto, nessuna app da installare e nessun costo.