Le auto cinesi stanno guadagnando terreno fuori dai confini nazionali a una velocità che fino a qualche anno fa sarebbe sembrata difficile da immaginare. I numeri del primo trimestre del 2026 raccontano una storia chiara, fatta di vendite in aumento un po’ ovunque e di una presenza che ormai non riguarda più soltanto i mercati emergenti, ma anche le economie più ricche del pianeta. Una ricerca che ha analizzato 86 mercati distribuiti tra Europa, Medio Oriente, America Latina, Africa, Asia Centrale, Sud-Est Asiatico, India, Pakistan, Giappone, Corea e Oceania mette in fila i dati di questa avanzata.
Prodotti competitivi e prezzi che convincono
Tra gennaio e marzo di quest’anno i marchi cinesi hanno piazzato in questi mercati 1,15 milioni di veicoli. Un volume superiore del 51% rispetto allo stesso periodo del 2025, che fotografa bene quanto sia rapida l’uscita di questi produttori dal mercato di casa. Il merito va soprattutto a prodotti competitivi venduti a prezzi accessibili, una formula che ha permesso di far salire la quota di mercato dal 7,6% del primo trimestre 2025 al 10,9% degli stessi mesi del 2026.
Il dato più curioso è che la crescita corre più forte proprio dove non te lo aspetteresti, cioè nelle economie sviluppate. Stiamo parlando di buona parte dell’Europa e dell’Australia, tra gli altri. In queste aree, tra gennaio e marzo, sono state vendute quasi 470.000 auto nuove, con un incremento del 66%. L’Unione Europea, insieme ai paesi EFTA e al Regno Unito, è di gran lunga il mercato più importante, con 285.300 unità vendute e una crescita dell’88%. Qui la quota è salita dal 4,5% all’8,1% nel giro di un anno. Australia e Israele completano il podio dei mercati sviluppati più rilevanti per i costruttori cinesi.
Un’avanzata che corre veloce anche nei mercati emergenti
Fino a poco tempo fa la spinta internazionale arrivava quasi tutta dai mercati emergenti. Anche oggi gran parte delle vendite all’estero si concentra in queste economie, ma la crescita lì è stata più contenuta rispetto ai paesi ricchi. Nei 40 mercati emergenti analizzati le vendite sono salite del 41%, toccando quota 686.000 unità. Il motivo è semplice. Chi vive in queste aree ha mediamente un reddito più basso ed è quindi più attento al prezzo, attratto dal buon rapporto qualità-prezzo delle vetture cinesi.
C’è poi un altro elemento che fa la differenza. Dove mancano produttori automobilistici locali diventa molto più facile per le aziende cinesi prendersi fette di mercato. Succede quasi ovunque, con poche eccezioni come la Turchia con Togg, il Vietnam con VinFast, la Malesia con Perodua e Proton e l’India con Mahindra e Tata. In Russia, dove Lada resta un marchio di peso, il governo sta provando ad aumentare la collaborazione con i costruttori cinesi per rilanciare nomi storici come Volga e Moskvich.
Proprio la Russia continua a essere il singolo mercato più grande per i marchi automobilistici cinesi, con 156.300 unità vendute. La crescita però si è fermata ad appena il 4%, frenata da condizioni economiche sempre più difficili. Resta il fatto che oltre la metà delle auto nuove vendute in Russia nel primo trimestre del 2026 portava un marchio cinese. Il Brasile è il secondo mercato emergente per importanza, con 84.500 unità e un balzo del 102%, mentre il Messico chiude il terzo gradino con 67.000 vetture vendute.
Guardando alle quote, la Bielorussia svetta con un impressionante 80,5%, seguita dalla Russia al 56,2% e da Hong Kong al 53%. Più sotto si trovano Venezuela, Singapore, Ecuador, Uruguay, Haiti, Kazakhstan e Israele, tutti con percentuali comprese tra il 40 e il 51%. Sul fronte della crescita della quota nell’arco di dodici mesi, è Haiti a guidare con un aumento del 21,9%, davanti alla Siria con il 20,4% e all’Uruguay con il 19,1%.