Un sistema anti drone trasportabile dentro uno zaino, pronto all’uso in appena due minuti. È questa la scommessa dell’Australia, che sta valutando una piattaforma capace di dare l’allarme prima che i piccoli velivoli senza pilota arrivino a colpire le truppe schierate in prima linea. Un approccio che, per come è pensato, sembra davvero diverso da tutto quello visto finora.
Il programma Land 156 e il contratto con OpenWorks
Tutto ruota attorno al programma Land 156, un’iniziativa enorme dal valore di 1,3 miliardi di dollari australiani, interamente dedicata al contrasto dei droni. All’interno di questo piano il Ministero della Difesa australiano ha affidato a OpenWorks un contratto per mettere alla prova il sistema chiamato Vision Guard.
Si tratta di una piattaforma compatta, leggera, studiata per fornire un’allerta rapida direttamente alle unità che operano nelle aree più avanzate. L’idea di fondo è semplice ma efficace. Dare ai soldati uno strumento che possano portare con sé senza appesantirsi, capace di segnalare la presenza di un velivolo ostile in pochissimo tempo. Due minuti, appunto, dal momento in cui si tira fuori dallo zaino a quando è operativo. La rapidità qui conta parecchio. Quando un drone di piccole dimensioni si avvicina, ogni secondo guadagnato può fare la differenza tra reagire in tempo oppure subire l’attacco senza nemmeno accorgersene.
Perché le forze armate puntano su soluzioni leggere
L’interesse verso strumenti di questo tipo non nasce dal nulla. È figlio diretto di quello che si è visto nei conflitti recenti, dove i droni economici e di piccole dimensioni hanno cambiato le regole del gioco sul campo di battaglia. Per questo motivo molte forze armate occidentali stanno spostando i loro investimenti verso dispositivi leggeri, facili da trasportare, che possano accompagnare i militari durante le operazioni senza diventare un peso.
Vision Guard rientra proprio in questa categoria. E secondo quanto valutato finora, vanta diversi vantaggi rispetto alle altre soluzioni messe sul tavolo dalle varie forze armate. Non un sistema fisso e ingombrante, da installare in postazioni precise, ma qualcosa che segue il soldato ovunque vada. È un cambio di mentalità interessante. Per anni la difesa contro i velivoli senza pilota è stata pensata in grande, con apparati complessi e costosi. Ora la tendenza si sposta verso il piccolo, il portatile, l’immediato. L’Australia, con questa sperimentazione, prova a posizionarsi tra i primi a testare sul serio una piattaforma che potrebbe finire nelle mani delle truppe schierate in prima linea durante un eventuale conflitto.
Le valutazioni sul sistema sono ancora in corso, e l’esito del contratto affidato a OpenWorks dirà se davvero questo dispositivo da zaino può diventare parte dell’equipaggiamento standard. Quello che è chiaro è che la corsa a strumenti anti drone sempre più agili è ormai una priorità concreta per chi pianifica la difesa del futuro.