I campioni raccolti sull’asteroide Ryugu hanno consegnato agli scienziati qualcosa che fino a poco tempo fa apparteneva più alla teoria che alla certezza. Dentro quel frammento di roccia spaziale è stato trovato tutto ciò che serve, almeno come ingredienti di partenza, perché la vita possa svilupparsi. Un team internazionale di ricercatori ha individuato tutte e cinque le basi del DNA, e la cosa rafforza non poco l’idea che i mattoni fondamentali degli organismi viventi possano arrivare dallo spazio.
Asteroide Ryugu: una capsula del tempo arrivata dallo spazio
C’è un motivo preciso per cui Ryugu fa gola a così tanti studiosi. Si tratta di un asteroide antichissimo, un pezzo rimasto praticamente intatto fin dai primi momenti del Sistema Solare. Mentre i pianeti cambiavano, si scaldavano, si trasformavano, lui è rimasto lì, congelato in una specie di fotografia chimica di miliardi di anni fa. Per questo viene descritto come una vera e propria capsula del tempo, qualcosa che conserva memoria di un’epoca a cui nessuno strumento terrestre potrebbe altrimenti accedere.
Analizzare un materiale del genere significa guardare indietro, molto indietro, fino a quel periodo in cui il nostro angolo di universo stava ancora prendendo forma. E proprio in quel contesto la scoperta delle basi del DNA assume un peso particolare, perché suggerisce che certi componenti chiave fossero già presenti e in circolazione ben prima della comparsa della vita sulla Terra.
Le basi della vita e l’ipotesi dell’origine spaziale
Le cinque basi azotate sono i pezzi con cui si costruiscono il DNA e l’RNA, le molecole che custodiscono e trasmettono le informazioni genetiche. Trovarle tutte insieme dentro un campione prelevato da Ryugu non è un dettaglio da poco. Vuol dire che questi elementi non sono un’esclusiva del nostro pianeta, ma possono formarsi anche nello spazio e viaggiare a bordo di rocce vaganti.
L’ipotesi è affascinante quanto concreta. Asteroidi e meteoriti, cadendo sulla Terra primordiale, potrebbero aver portato con sé proprio quei composti necessari a innescare i processi che hanno poi condotto agli organismi viventi. Non una scintilla nata dal nulla, insomma, ma una sorta di consegna cosmica avvenuta in un passato lontanissimo.
La presenza di tutte e cinque le basi rende questa scoperta ancora più solida rispetto a osservazioni precedenti, dove venivano individuati solo alcuni frammenti di quella complessa struttura chimica. Qui invece il quadro è completo, e questo cambia il modo in cui gli scienziati possono ragionare sull’origine spaziale dei componenti biologici.
Il lavoro del team internazionale aggiunge così un tassello importante a una delle domande più antiche e affascinanti che l’essere umano si sia mai posto, quella sulle radici della vita e su dove vadano cercate davvero. E ogni nuova analisi su Ryugu sembra spostare un po’ più in là il confine di ciò che credevamo di sapere.