L’aggiornamento finale di Assassin’s Creed Shadows porta con sé qualcosa che farà drizzare le orecchie a chi vive per gli elementi GdR del gioco. Si chiama Domains, una nuova attività endgame tutta incentrata sull’Animus, e arriva il 16 giugno su PS5 in maniera completamente gratuita. Ad accompagnare questa novità c’è anche una missione narrativa conclusiva, con Naoe e Yasuke che si trovano faccia a faccia con una coppia di Templari ancora avvolta nel mistero. E non mancano alcuni rimandi a quel che verrà, ovvero Assassin’s Creed Black Flag Resynced.
Per capire meglio di cosa si tratti, c’è stata una chiacchierata con l’associate game director Simon Lemay Comtois, che ha spiegato come Domains sia stato pensato apposta per mandare in pezzi le build che i giocatori hanno costruito con tanta cura.
Cosa aspettarsi da Domains
L’idea di fondo è prendere alcuni pezzi di Shadows e infilarli in un contesto diverso, più fantastico. Lemay Comtois lo descrive senza giri di parole come l’esame finale per chi ama gli elementi ruolistici del gioco. Ci sono cinque mappe, ognuna chiamata Domain, e a ogni partita entrano in gioco modificatori sempre diversi. Tradotto, vuol dire che le build vanno ripensate ogni volta in base alla mappa, alle sfide e a quei modificatori che cambiano le carte in tavola.
Il meccanismo è chiaro. Uccidere i Daisho su ciascuna mappa apre l’arena del boss, dove ad aspettare i giocatori c’è uno di tre scontri contro boss corrotti e alterati dall’Animus. Tutto questo mentre si combatte con i modificatori addosso. Più sale la difficoltà, più questi si accumulano, e più diventa probabile beccarne di negativi. Nelle sfide facili magari si ottiene un bonus d’energia, ma andando avanti gli svantaggi si moltiplicano. Esistono gli Animus Exploits, utili per annullarne qualcuno, però se build e abilità non sono al punto giusto la fatica si sente comunque.
Una cosa importante riguarda la continuità. Le build arrivano direttamente dal gioco principale e tutto quel che si crea dentro Domains resta utilizzabile anche fuori, visto che l’interfaccia è la stessa. Gli Animus Exploits restano confinati lì, ma l’equipaggiamento già posseduto è accessibile, così come le ricompense ottenute finiscono nel gioco vero e proprio.
Ricompense, mappe e qualche consiglio
Tra le novità più curiose c’è un modificatore chiamato “Like a Prayer”, che disegna un cerchio attorno al personaggio. Quel cerchio infligge danni nel tempo e distrugge tutto ciò che ci finisce dentro e può rompersi, dalle porte ai barili. Un effetto scenografico parecchio interessante mentre si avanza nel mondo. Le ricompense, poi, sono il vero motivo per buttarcisi. Ci sono armi e parti dell’equipaggiamento esclusive, ottenibili solo completando le sfide. Niente acquisti, niente scorciatoie, sono medaglie al valore per chi porta a termine il lavoro. E per i fan della serie sono roba da non lasciarsi scappare.
C’è anche un risvolto narrativo, anche se Domains non nasce come funzionalità di storia. Si tratta di un’ambientazione moderna, dentro l’Animus, dove ci si confronta con un essere umano e non con l’IA del gioco principale. La protagonista di questo intreccio è MOD, un’hacker che sfonda l’Animus e dà vita ai Domain. Indagando un po’, facendo domande e raccogliendo piccoli indizi, si scoprono dettagli sul suo passato e su quel che potrebbe arrivare in futuro. Quanto alle mappe, sono tutte toste a modo loro. Il Whiteout Domain, per esempio, prende ispirazione dai rigidi inverni canadesi e mette alla prova la distanza visiva. Lemay Comtois racconta di conoscere Quebec City alla perfezione, salvo poi sentirsi spaesato in mezzo a una tempesta di neve. Eliminando i Daisho, comunque, il clima migliora poco alla volta.
Un ultimo suggerimento arriva proprio dal director, e riguarda Yasuke. Molti hanno spremuto Naoe lasciando da parte le build dell’altro personaggio, ma a volte Yasuke completamente ottimizzato è l’unica risposta sensata a certi modificatori. Una strategia che in alcune partite Domain fa davvero la differenza.