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Un trattamento sperimentale a base di nanoparticelle d’argento potrebbe cambiare il modo in cui si affronta il cancro nei cani e nei gatti. A metterlo a punto sono stati i ricercatori dell’Università Nazionale Autonoma del Messico (UNAM), in collaborazione con le università autonome della Bassa California e di Guadalajara. Il prodotto promette di rendere più efficaci le cure contro diversi tipi di tumore negli animali domestici, con risultati superiori a quelli delle terapie convenzionali e senza tossicità né effetti collaterali.
Il punto di partenza è un dato piuttosto impressionante. Secondo la letteratura scientifica circa il 95% di cani e gatti ha probabilità di sviluppare una qualche patologia oncologica nel corso della vita. La medicina veterinaria ha fatto passi avanti importanti, eppure una sfida resta aperta, cioè colpire la malattia in modo efficace senza danneggiare il resto dell’organismo.
Argovit, la formula che punta solo alle cellule malate
Lo studio è guidato dagli scienziati del Centro di Nanoscienze e Nanotecnologia (CNyN) della UNAM e suggerisce che una formulazione basata su nanoparticelle d’argento possa diventare un’alternativa concreta per frenare la crescita dei tumori e rallentarne la progressione. Nina Bogdanchikova, ricercatrice del CNyN e responsabile della Rete Internazionale di Bionanotecnologia con Impatto su Biomedicina, Alimentazione e Biosicurezza, spiega che quando certi materiali vengono ridotti a dimensioni nanometriche acquisiscono proprietà chimiche e fisiche particolari, sfruttabili anche in campo medico.
Proprio per questo, secondo la studiosa, le particelle d’argento “hanno un grande potenziale medico contro virus, batteri, funghi, cancro e diabete”. C’è però un rovescio della medaglia. La maggior parte di queste particelle, una volta scese sotto i 100 nanometri, può diventare tossica, e questo ne limita l’impiego sicuro negli organismi viventi.
La risposta del gruppo di ricerca si chiama Argovit, una formulazione sperimentale che secondo i suoi ideatori non presenta tossicità né effetti indesiderati e può arrivare a un’efficacia fino a 200 volte maggiore contro le neoplasie rispetto ai trattamenti tradizionali. Il suo tratto distintivo è la capacità di agire in modo selettivo sulle cellule tumorali, evitando alcune delle conseguenze tipiche della chemioterapia come la perdita del pelo e il deterioramento di altri organi.
Il progetto si trova nella prima di tre fasi. In questo momento gli specialisti stanno valutando l’efficacia di Argovit su diversi tipi di cancro e in vari stadi della malattia. Cercano anche di stabilire la via di somministrazione più adatta a ciascun caso e monitorano l’evoluzione degli animali con radiografie, analisi del sangue e scansioni che registrano i cambiamenti delle masse tumorali. Al protocollo partecipano finora otto pazienti tra cani e gatti con neoplasie differenti, e la veterinaria Norma Elvira Díaz Ramos, che collabora al programma, assicura che in tutti si sono osservati progressi positivi.
La storia di Ody e le prospettive future
Tra i casi più significativi c’è quello di Ody, una cagnolina meticcia di 14 anni con una neoplasia all’osso della scapola. Prima di entrare nel progetto i medici le davano da uno a due mesi di vita, perché il tumore aveva già prodotto metastasi ai polmoni. All’inizio non sembrava avere i requisiti per partecipare, ma alla fine è stata inclusa e ha cominciato la terapia ad aprile 2026, con la dose più bassa di Argovit somministrata ogni 24 ore.
Gli esami e le radiografie effettuati fino ad agosto 2026, dopo quattro mesi di cura, mostravano ancora la presenza delle metastasi, ma la progressione della malattia si era fermata. “È sorprendente. Non stiamo eliminando il cancro, però sono migliorate la qualità della vita e la progressione della malattia a uno stadio metastatico”, ha spiegato Díaz. I ricercatori leggono questi risultati come un segnale incoraggiante, pur sottolineando che si tratta di dati preliminari che non consentono conclusioni definitive sull’efficacia contro tutti i tipi di tumore.
Sulla base di questi primi riscontri il gruppo ritiene che la formulazione possa un giorno entrare nelle terapie mirate, anche per l’uso sugli esseri umani. “Bisogna completare gli studi sugli animali e poi proseguire con le persone, anche se per questo servono più tempo e più fondi. Argovit resta comunque un buon candidato nella medicina applicata”, ha dichiarato Bogdanchikova.
Fonte: TecnoAndroid


