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L’uso dell’intelligenza artificiale in Arc Raiders continua a dividere giocatori e addetti ai lavori, e adesso a difendere la scelta è direttamente il direttore audio del gioco. Secondo lui la sintesi vocale sarebbe servita soprattutto a tutelare gli attori, che “impazzirebbero se dovessero leggere tutto quel materiale”. Una giustificazione che difficilmente chiuderà il dibattito, visto il clima che circonda da tempo il titolo di Embark Studios.
Conviene fare un passo indietro. Già nel corso del 2025 Arc Raiders era finito al centro delle critiche per aver affidato alla tecnologia text to speech le voci degli NPC sparsi per il mondo di gioco. All’epoca il cofondatore dello studio Stefan Strandberg aveva precisato che non esisteva alcun obiettivo finale legato alla sostituzione degli attori. Lo strumento, a suo dire, serviva a “massimizzare ciò che possiamo fare” come piccola squadra impegnata a costruire mondi ricchi pur restando di dimensioni contenute.
Nel frattempo il CEO di Nexon aveva gettato benzina sul fuoco sostenendo che bisognerebbe “dare per scontato che ogni azienda di videogiochi stia ormai usando l’intelligenza artificiale”. La reazione è arrivata puntuale, con proteste sia da parte della community sia tra gli sviluppatori. Il nodo della questione era piuttosto semplice da capire. Quei ruoli secondari avrebbero potuto essere affidati a doppiatori professionisti, esattamente come accade per i personaggi minori in un’infinità di altri giochi.
Bence Pajor spiega perché Arc Raiders ha scelto la voce sintetica
La nuova presa di posizione arriva da un episodio di “The Evolution of ARC Raiders”, la serie video con cui lo studio racconta il dietro le quinte del progetto. Questa puntata è dedicata a suono e musica e vede protagonista il direttore audio Bence Pajor. Ripensando a esperienze di sviluppo passate, Pajor ricorda i momenti in cui i team non riuscivano più a modificare alcune decisioni di gameplay e li definisce senza mezzi termini “una vera sofferenza”.
Il ragionamento del responsabile audio parte da un dettaglio tecnico. I dati usati per addestrare il sistema di text to speech provengono comunque dalle interpretazioni di attori in carne e ossa. Far registrare loro ogni singola battuta però non sarebbe stato praticabile, e da qui nasce la frase finita sotto i riflettori secondo cui gli interpreti “impazzirebbero se dovessero leggere tutto quel materiale”.
Sulla stessa linea si colloca Diana Gardner, che nel gioco presta la voce a Celeste. L’attrice ha descritto la tecnologia come “liberatoria” perché le consente di accettare incarichi altrove senza restare vincolata al progetto. E nel caso in cui Embark dovesse avere bisogno di un suo contributo, si tratterebbe di sessioni abbastanza brevi da non costringerla a cancellare altri impegni già presi.
Strandberg respinge l’accusa di voler sostituire gli attori
Resta però l’obiezione di fondo, cioè che affidare le performance all’intelligenza artificiale finisca proprio per rimpiazzare chi recita. Su questo punto il CCO di Embark Stefan Strandberg è netto e sostiene che lo studio non opera nel settore della sostituzione degli attori. Quello che stanno facendo gli sviluppatori sarebbe anzi “l’opposto”. Secondo Strandberg le interpretazioni andrebbero celebrate e agli interpreti bisognerebbe concedere più spazio, una visione che spera di riuscire a trasmettere anche ai giocatori nel corso dei prossimi anni.
Intanto il team di Arc Raiders deve fare i conti anche con un altro fronte delicato. Gli sviluppatori riconoscono che la componente PvE si è rivelata “polarizzante” e promettono che, al momento di decidere i prossimi passi, la priorità andrà alla “salute generale e alla godibilità” del gioco.
Fonte: TecnoAndroid


