La lunga guerra tra Apple ed Epic Games conosce una nuova pausa, con le due aziende che hanno deciso di prendersi un momento di respiro in attesa che la Corte Suprema statunitense dica la sua. Una vicenda che sembrava chiusa, con Epic uscita vincitrice su più fronti, si è invece spostata su un piano più alto e ora tutto è appeso a quel verdetto. Nel frattempo i due colossi hanno chiesto formalmente al tribunale di rinviare alcune scadenze cruciali legate alla battaglia sulle regole dell’App Store.
Non è la prima volta che questo scontro cambia direzione all’improvviso. Qui però la mossa è concordata, un accordo tra le parti per non complicare ulteriormente una situazione già ingarbugliata. In pratica, con la Corte Suprema che deve ancora pronunciarsi, correre dietro alle scadenze fissate dal tribunale distrettuale aveva poco senso. Meglio aspettare.
Le scadenze che saltano
Vale la pena ricordare come era stata organizzata la tabella di marcia dal tribunale distrettuale. Apple avrebbe dovuto presentare entro il 6 luglio una proposta formale per spiegare in che modo intendeva applicare la sentenza arrivata dalla Nona Circoscrizione, compresa l’eventuale struttura tariffaria pensata per il suo App Store. Poi, entro il 16 luglio, l’azienda avrebbe avuto tempo per depositare la documentazione non coperta da segreto professionale.
A quel punto toccava a Epic Games, con 60 giorni a disposizione per replicare a partire dal completamento dell’ultimo di quei due passaggi. E ancora, altri 30 giorni per la controreplica di Apple. Tempistiche fitte, insomma, che diventano difficili da rispettare proprio mentre pende ancora il giudizio del massimo organo giudiziario.
Ed è per questo che le due società hanno messo da parte le rispettive posizioni, almeno per il momento, presentando una richiesta congiunta al tribunale distrettuale. L’obiettivo è chiaro, ovvero posticipare le scadenze del procedimento di rinvio e guadagnare tempo prezioso. Una scelta pragmatica, che tiene conto del peso che avrà la decisione della Corte Suprema su tutta la faccenda.
Difficile immaginare mosse azzardate da una parte o dall’altra finché non ci sarà chiarezza dall’alto. Sia Apple sia Epic sanno bene che ogni passo compiuto ora potrebbe rivelarsi inutile o addirittura controproducente a seconda di come si pronuncerà la corte. Da qui la decisione condivisa di rallentare, evitando di produrre documenti e memorie difensive su una base che potrebbe cambiare radicalmente nel giro di poche settimane.