Apple ha versato 212 milioni di euro al fisco francese, mettendo fine a una disputa che andava avanti da tempo sul modo in cui veniva calcolato il prezzo dei servizi tra la filiale transalpina e la casa madre irlandese. La somma, accantonata nei conti della società francese nel 2025, copre l’esercizio 2024 e quelli precedenti. Si tratta del terzo accordo di questo tipo in dieci anni, dopo i 500 milioni del 2019 e i 12 milioni legati ai negozi fisici nel 2017.
Come funziona il meccanismo fiscale di Apple in Francia
Lo schema è quello che usano un po’ tutte le grandi multinazionali, niente di nuovo sotto il sole. Apple France, nata nel 1981, sulla carta si occupa soltanto di marketing e di supporto alle vendite. Il fatturato dichiarato non supera i 233 milioni di euro, con un’imposta sui profitti pari a 44,4 milioni nel 2025. Ma i miliardi che vengono davvero generati sul territorio francese, attraverso gli operatori telefonici, i grossisti e i rivenditori, vengono fatturati dall’Irlanda, che resta il punto d’appoggio europeo del gruppo.
In cambio dei servizi forniti a livello locale, la casa madre irlandese versa alla filiale francese una commissione calcolata sui suoi costi operativi, a cui si aggiunge un margine commerciale. Ed era proprio il calcolo di questo margine il nodo della questione, il punto su cui il fisco francese non era d’accordo. Da lì il braccio di ferro.
Un accordo per blindare il futuro
Per chiudere la partita ed evitare di ritrovarsi punto e a capo, Apple ha firmato un accordo preventivo sui prezzi di trasferimento con Bercy, il ministero delle finanze francese. Le due parti hanno trovato un’intesa su una metodologia di calcolo condivisa, valida per diversi anni a venire. Non è una pratica isolata, anzi: si sta diffondendo parecchio. Un recente rapporto della Corte dei conti francese segnalava che ben 99 grandi gruppi avevano siglato accordi simili tra il 2018 e il 2024.
La storia tra Apple e il fisco d’oltralpe, del resto, è lunga e piuttosto movimentata. Nel 2013 c’era stata addirittura una perquisizione negli uffici parigini dell’azienda. Quel primo scontro si era poi chiuso nel 2019 con un accordo amichevole e un versamento di circa 500 milioni di euro, più del doppio rispetto alla cifra di oggi. La controllata Apple Retail France, quella che gestisce i venti negozi fisici del gruppo nel Paese, era stata invece oggetto di una rettifica nel 2017 per 12,2 milioni di euro, relativa agli anni dal 2012 al 2014.
Quegli stessi negozi, oggi, se la passano benissimo. L’anno scorso hanno fatturato 1,19 miliardi di euro, in crescita del 19,5%, con un utile netto di 26 milioni. Eppure, su tutto questo volume, allo Stato sono finiti solo 9,47 milioni di euro di imposte sulle società. Un contrasto che salta all’occhio e che spiega bene perché le autorità fiscali continuino a tenere d’occhio da vicino quello che fanno i grandi nomi della tecnologia. Con l’accordo preventivo appena firmato, Apple e Bercy sembrano aver trovato un punto d’incontro dopo anni di contenziosi a ripetizione.