Larry Ellison aveva un sogno grande, anzi enorme: nutrire il mondo coltivando lattughe e pomodorini su un’isola privata in mezzo al Pacifico. Il cofondatore di Oracle, nonché seconda fortuna più grande del pianeta secondo la classifica dei miliardari di Forbes, ci ha messo dentro una montagna di soldi, qualcosa come 500 milioni di dollari, pari a circa 460 milioni di euro. Il risultato, però, è stato ben lontano dalle aspettative. Più che una rivoluzione agricola, una lezione su quanto sia difficile piegare la natura alla tecnologia.
La storia parte nel 2012, quando Ellison acquista il 98% dell’isola di Lanai, alle Hawaii, sborsando poco meno di 300 milioni di dollari. L’idea non era soltanto avere un buen retiro per le vacanze, ma trasformare quel pezzo di terra in un laboratorio di sostenibilità. Da lì nasce Sensei Ag, l’azienda che doveva inventare un nuovo modo di coltivare verdure usando meno terreno e meno risorse naturali. Il progetto ruotava attorno all’agricoltura verticale e a sistemi di coltivazione idroponica moderna, con un investimento iniziale destinato a costruire sei serre piene zeppe di tecnologia.
Larry Ellison: tutto quello che poteva andare storto è andato storto
Le serre dovevano essere il fiore all’occhiello del progetto: sensori avanzati, intelligenza artificiale, sistemi per controllare il clima nei minimi dettagli. David Agus, amico di Ellison e tra i fondatori di Sensei Ag, lo aveva detto chiaro e tondo. Le strutture delle serre erano state pensate per i tulipani in Olanda nel Seicento e da allora non erano cambiate granché. L’ambizione era altissima, peccato che l’isola avesse altri piani.
Negli anni Venti del secolo scorso Lanai era un’enorme piantagione di ananas, al punto da fornire il 75% della produzione mondiale di questo frutto. Quella coltivazione intensiva, insieme agli agenti chimici usati per accelerare la maturazione, aveva impoverito il suolo. A complicare le cose ci si è messo anche il clima. Gli ingegneri israeliani che hanno costruito le serre non avevano fatto bene i conti con l’umidità e con le raffiche di vento. Risultato? Le coperture, costate 12 milioni di dollari, sono letteralmente volate via, facendo schizzare il conto delle riparazioni fino a 50 milioni.
Nemmeno l’energia solare ha funzionato come previsto. I pannelli forniti da Elon Musk, amico personale di Larry Ellison, venivano continuamente sporcati dal vento e finivano inutilizzabili. In molti casi toccava accendere generatori a gasolio per avere corrente. E poi, dettaglio quasi comico, c’erano i problemi al Wifi. Sembra una sciocchezza, ma in una serra con centinaia di sensori che regolano luce, temperatura, umidità e ventilazione, una connessione che salta può significare la differenza tra un raccolto riuscito e un disastro.
Cinquecento milioni di dollari finiti in pomodorini
Per quanto i piani fossero ambiziosi, alla fine Sensei Ag ha sbattuto contro lo stesso muro di tutti gli agricoltori del pianeta: la redditività. I costi operativi e la manutenzione delle serre ad alta tecnologia erano troppo alti rispetto a quanto si ricavava dalla vendita degli alimenti. Eppure l’azienda era diventata il maggior produttore di lattughe e pomodorini ciliegino delle Hawaii. L’obiettivo di partenza, quel famoso nutrire il mondo, si è rivelato un fallimento totale.
Adesso il progetto cambia rotta. Sensei Ag punta a sviluppare software di gestione agricola, usando le proprie serre come laboratorio di prova, per poi vendere il pacchetto di software e hardware ad altre aziende agricole tramite formule di franchising. Ha anche avviato operazioni nel sud della California per impiantare sistemi di coltivazione robotizzati e ha acquisito 11 ettari a sud di Austin, in Texas, oltre alla vecchia sede di Iron Ox, azienda specializzata in agricoltura robotica. L’investimento qui ammonta a 40 milioni di dollari, circa 37 milioni di euro, con cui vuole espandersi oltre le Hawaii.
Per Lanai, intanto, la chiusura parziale del progetto ha sollevato dubbi sui piani di Ellison a lungo termine. Alcuni residenti hanno criticato il fatto che le risorse agricole dell’isola siano state usate per esperimenti tecnologici invece che per rifornire la comunità, costretta a importare tra l’80% e il 90% di ciò che consuma.