Un tribunale brasiliano ha deciso che Apple e altre grandi aziende del settore tech e dei videogiochi dovranno pagare quasi 60 milioni di dollari per via delle loot box presenti in giochi accessibili ai minori. La cifra, espressa in valuta locale, ammonta a 298 milioni di real, che corrispondono più o meno a 51 milioni di euro. Una somma importante, che riguarda quelle che il tribunale ha definito vere e proprie casse premio dal funzionamento simile al gioco d’azzardo.
La pronuncia arriva dalla Prima Corte per l’Infanzia e la Gioventù del Distretto Federale brasiliano. Secondo i giudici il meccanismo delle loot box ricorda da vicino una forma di scommessa, esponendo bambini e adolescenti al rischio di comportamenti compulsivi e a un possibile sfruttamento commerciale. Nella decisione si sottolinea che le tutele per i più giovani erano già previste dalla Costituzione federale del Brasile, dallo Statuto del Bambino e dell’Adolescente e dal Codice di Protezione del Consumatore, a prescindere da regolamenti specifici arrivati in seguito.
Quanto dovranno pagare le aziende coinvolte
A finire sotto accusa non c’è solo l’azienda di Cupertino. Apple, Microsoft e Tencent sono state condannate ciascuna a versare 50 milioni di real, ovvero circa 8,5 milioni di euro a testa. Per le altre realtà coinvolte le cifre scendono: Google, Sony, Electronic Arts, Riot Games, Ubisoft, Valve, Konami e Nintendo dovranno pagare somme comprese tra i 40 milioni di real, circa 6,8 milioni di euro, e i 5 milioni di real, vicini al milione di euro.
Il denaro raccolto andrà al Fondo per i Diritti dei Bambini e degli Adolescenti del Distretto Federale. Ma il tribunale ha aggiunto un dettaglio non da poco: i minori che hanno acquistato o aperto loot box hanno diritto anche a un risarcimento individuale. Per ottenerlo, però, ciascun richiedente dovrà dimostrare in una fase separata di essere stato vittima del meccanismo, stabilire il proprio collegamento con la pratica ritenuta illecita e provare l’entità del danno subito.
Le modifiche richieste su trasparenza e verifica dell’età
Oltre ai soldi, c’è di più. La corte ha imposto alle aziende una serie di cambiamenti su come le loot box vengono promosse, presentate e rese accessibili nei giochi distribuiti in Brasile. Tra le richieste spicca la creazione di un sistema per rimborsare gli acquisti effettuati dai minori senza l’approvazione dei genitori, l’introduzione di strumenti di verifica dell’età per impedire ai più giovani di accedere a questi contenuti, e l’obbligo di mostrare avvisi chiari sulla natura casuale delle ricompense.
C’è poi il capitolo della cosiddetta trasparenza probabilistica. In pratica le aziende dovranno rendere note le probabilità reali di ottenere ciascun oggetto presente all’interno delle casse premio. Niente più giochetti nascosti, insomma, sulle reali possibilità di vincita. Le società hanno ancora la possibilità di presentare ricorso contro la decisione. Apple è stata contattata per un commento, ma al momento non è arrivata alcuna risposta dall’azienda.