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Ci sono pochi anni, forse meno di quanto molti immaginino, per mettere in piedi regole efficaci sull’intelligenza artificiale. A sostenerlo è Jack Clark, cofondatore di Anthropic, che ha rilanciato un appello già lanciato circa un mese fa e lo ha fatto davanti a una platea tutt’altro che casuale. «Dovremmo lavorare insieme per creare regole serie sull’Intelligenza artificiale» ha ripetuto, spiegando che la finestra utile per introdurre misure di sicurezza si sta restringendo «a pochi anni» mentre i sistemi diventano via via più capaci.
L’occasione è stata quella degli incontri annuali del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale a Bangkok. Proprio lì Clark ha invitato i governi a coordinarsi per gestire i rischi di una tecnologia che cambia a una velocità difficile da seguire. E il discorso non si è fermato ai modelli o agli assistenti digitali. «Dobbiamo aspettarci che nei prossimi anni acceleri il ritmo del progresso, non soltanto nell’intelligenza artificiale, ma nella scienza nel suo complesso» ha dichiarato il cofondatore. Una spinta che a suo dire potrebbe generare «grande ricchezza e potenzialmente grandi pericoli». È proprio questa doppia natura a rendere sempre più urgente il bisogno di disciplinare tanto l’utilizzo quanto lo sviluppo di questi strumenti, prima che il margine di manovra si riduca ulteriormente.
Le stime di Anthropic sull’economia americana
Sul piano economico le prospettive sono senza dubbio rilevanti. Una stima interna di Anthropic indica che in determinate condizioni l’AI potrebbe contribuire ad aumentare di quasi il 50% la produzione economica degli Stati Uniti entro il 2030. Tradotto in cifre, il Pil potenziale americano salirebbe a circa 38 mila miliardi di euro contro gli oltre 26 mila miliardi attuali. Parliamo di un balzo notevole, che da solo spiega perché la partita interessi così tanto le istituzioni finanziarie riunite a Bangkok e non soltanto le aziende tecnologiche.
Non c’è però solo l’economia in gioco. Anche la ricerca scientifica potrebbe trarre beneficio da questa trasformazione grazie a sistemi capaci di affiancare gli studiosi nella soluzione di problemi complessi e nello sviluppo di nuovi farmaci. Laboratori e centri di studio potrebbero quindi contare su un supporto concreto proprio nei campi in cui le difficoltà sono maggiori, con l’intelligenza artificiale nel ruolo di collaboratore più che di semplice strumento.
Il pericolo delle armi biologiche e informatiche
Le opportunità comunque non cancellano i rischi. Anzi, secondo il cofondatore di Anthropic potrebbero perfino amplificarli. «La possibilità di utilizzare l’intelligenza artificiale per la scienza ci espone anche agli abusi della stessa, come le armi biologiche e informatiche, e a conseguenze che non siamo ancora in grado di immaginare» ha avvertito Clark. La stessa tecnologia che può accelerare la scoperta di una cura, in sostanza, rischia di diventare un mezzo per scopi del tutto diversi se manca un quadro di controllo adeguato. Ed è qui che il richiamo ai governi assume un peso particolare, perché nessun singolo Paese sembra in grado di affrontare la questione da solo.
Per questo motivo Clark ha indicato con chiarezza la strada da seguire nel settore più delicato. Secondo il cofondatore di Anthropic, nella ricerca biologica servono «la massima supervisione umana e la massima trasparenza».
Fonte: TecnoAndroid


